Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/131

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128 parte prima

maschera? — Non io — le rispose la commare; — ma perché me ne chiedete voi? — Io ve lo dirò — soggiunse quella — essendo certissima che voi mi crederete, e che quanto vi manifesterò terrete secreto appo voi, come vederete che il caso mio ricerca. Devete ricordarvi che molte fiate vosco mi sono domesticamente lamentata de la strana vita che tiene il mio marito, ché essendo circa a sette anni che io venni in questa sua casa, dal primo anno in fuori che io non ci poneva mente, egli mai non è stato che non abbia avuto qualche innamorata con la quale egli spende gran parte de le sue rendite. Ora egli è tutto il dí ne la contrada di santo Rafaele con Isabella, che so che conoscete, a la quale questo passato Natale donò di buona mano trentasette braccia di raso morello veneziano. Egli ed io ne abbiamo avuto insieme piú volte di sconcie parole, ma niente m’è giovato, di modo che io mi trovo bene spesso di malissima voglia, veggendo questa sua cattiva vita che tiene. Misera me, ché io poteva esser maritata in un conte dei Languschi in Pavia, e i miei fratelli volsero pure che io fossi di questo reo uomo. Quanto egli ha di buono, è che mi dá gran libertá del vestire e d’andare ove io voglio, e del governo de la casa e di spender come mi piace. Tuttavia in casa è piú fastidioso che il fastidio, ché non si cuoce mai vivanda che sia a suo modo, né giá mai egli ordinarebbe in cucina cosa che sia. Egli sempre ha a mangiar seco questi e quelli, e quanto piú ci è gente tanto piú grida e fa romore, e sempre d’ogni cosa dá la colpa a me, di modo che egli è, come si suol dire, il diavolo di casa e la festa de la contrada. Ma quello che piú mi preme e mi sta su lo stomaco, è che il malvagio uomo non si giace meco tre volte il mese, come s’io fossi assiderata o qualche stroppiataccia o di sessanta anni, che ancora non veggio il ventesimo terzo, e son pur morbida e fresca e, s’io non sono la piú bella di Milano, posso perciò comparir fra l’altre, e s’io volessi non mi mancheria chi mi farebbe la corte. Io so bene quanti amanti, e de’ primi di questa cittá, m’hanno vagheggiata e con ambasciate e lettere sollecitata, e a tutti sempre ho dato repulsa, seguendo il conseglio di quella benedetta anima di mia madre, che sempre mi