Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/213

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210 parte prima

giacciuta con tre gentiluomini forestieri, che sono persone segnalate e tutti tre fratelli carnali. Il che al signor nostro è paruto assai strano, ed ha voluto dal signor Gian Francesco Gonzaga di Luzara, che sa come il fatto è passato, intender il nome de la donna, ed in segreto egli glielo ha manifestato. — Parve a tutti il caso esser fieramente abominabile e di rado avvenuto, e molte cose sovra la preposta materia furono dette, e s’andava con vari argomenti investigando chi potevano esser i tre fratelli e la donna. Alora il signor Alessandro Gonzaga sorridendo disse: — Noi siamo venuti qui per conchiuder la pace di questi valenti uomini, e siamo entrati a parlar de la pace di Marcone. — E ridendo tutta la brigata, disse il signor Pirro: — Queste sono di quelle cose che a l’improvviso accadeno. Ma poi che madama è ritirata, fin che venga giú si ragioni di ciò che si vuole, a ciò che meno ci rincresca l’aspettare. — Era quivi un messer Giulio Chieregato, gentiluomo vicentino, il quale secondo il proposito de la cui materia si parlava narrò un simil caso a Vicenza avvenuto, per quello che poi il signor Pirro, trovandosi meco a ragionare, puntalmente mi recitò, pregandomi a scriverlo e metterlo con le mie novelle. Il che feci io per ubidirlo. Il successo adunque di esso caso da me descritto vi mando ed al vertuoso vostro nome intitolato dono, non giá, e siami testimonio il mondo, come cosa di molto valore o degna di voi, ma per mostrar che di voi ricordevole vivo e viverò sempre, avendo di continuo ne l’animo la tanta umanitá vostra e i tanti da voi a me fatti piaceri. Ché in vero a voler dar cosa convenevole a la nobiltá vostra, al valore che in voi alberga, a la integritá de l’animo che si chiara si vede, a la costanza nei casi fortunevoli de la contraria fortuna, al prezzo di tante e sì varie scienze, quante apparate con lungo studio, con fatiche grandissime e larghe spese avete, mi converrebbe esser un altro voi. Ma perché oggidí ci sono assai, i quali vorrebbero esser tenuti santi, ed in effetto sono sentine d’ogni vizio, e se vedessero questa mia novella mi bandirebbero la cruciata a dosso, poco del lor falso giudicio curando l’ho voluta dar a voi, che sète uomo terenziano e nessuna cosa umana aliena da voi stimate. Conoscete