Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/287

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284 parte prima

accettare, e farle questo favore di riporla nel vostro museo, ove di tanti uomini dotti le belle rime ed ornate prose riponete, ed ove con le Muse tanto altamente ragionate che ai nostri giorni tra le dotte eroine il primo luogo possedete. Feliciti nostro Signor Iddio tutti i vostri pensieri. State sana.

NOVELLA XXII

Narra il signor Scipione Attellano come il signor Timbreo di Cardona essendo col re Piero di Ragona in Messina s’innamora di Fenicia Lionata, e i vari e fortunevoli accidenti che avvennero prima che per moglie la prendesse.

Correndo gli anni di nostra salute MCCLXXXIII i siciliani, non parendo loro di voler piú sofferire il dominio dei francesi, con inaudita crudeltá quanti ne l’isola erano un giorno, ne l’ora del vespro, ammazzarono; ché cosí per tutta l’isola era il tradimento ordinato. Né solamente uomini e donne de la nazion francese uccisero, ma tutte le donne siciliane che si puotero imaginare esser di francese nessuno gravide il di medesimo svenarono, e successivamente se donna alcuna era provata che fosse da francese ingravidata, senza compassione era morta. Onde nacque la miserabil voce del vespro siciliano. Il re Piero di Ragona, avuto questo avviso, subito ne venne con l’armata e prese il dominio de l’isola, perciò che papa Niccolò III a questo lo sospinse dicendogli che a lui, come a marito di Gostanza figliuola del re Manfredi, l’isola apparteneva. Esso re Piero tenne molti di in Palermo la corte molto reale e magnifica e de l’acquisto de l’isola faceva meravigliosa festa. Dapoi sentendo che il re Carlo II, figliuolo del re Carlo I, che il reame di Napoli teneva, con grossissima armata veniva per mare per cacciarlo di Sicilia, gli andò a l’incontro con l’armata di navi e galere che aveva, e venuti insieme al combattere fu la mischia grande e con uccisione di molti crudele. Ma a la fine il re Piero disfece l’armata del re Carlo e quello prese prigione. E per meglio attendere a le cose de la guerra ritirò la reina con tutta la corte a Messina, come in quella cittá che è per iscontro a l’Italia e da la quale con breve tragitto si passa in Calavria.