Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/421

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418 parte prima

portasse vettovaglia in campo. Ora avvenne un di che andando il papa a torno al campo vide un vivandiera che aveva i piú belli e grossi porri che mai si vedessero. Si fermò il papa e volle sapere di che luogo quei porri erano stati recati. Il vivandiere disse che era mantovano e che in Mantovana erano stati còlti. Venne voglia al papa di mangiarne e ne fece pagar alquanti e gli trovò molto buoni e saporiti. Onde disse a l’ambasciator mantovano: — Tu non scriveresti mai al signor marchese che quando ci manda indivia bianca ed altre simili insalatucce, che anco ci mandasse di questi bellissimi porri? — Il signor marchese, avuta la lettera del suo oratore, fece cercare i piú belli e i piú grossi che fossero ne la contrada e ne fece caricar un mulo, e volle che questo nostro arcidiavolo oratore gli accompagnasse e fosse quello che gli presentasse ad esso papa. Piacque sommamente il dono al papa e senza fine lodava la beltá e grossezza di quei porri. Avvenne in questo che il Proto da Lucca, il quale devete conoscere e saper quanto per le sue piacevolezze a tutti è grato, sovragiunse e per la libertá che ha di scherzar col papa ne prese un mazzo e disse: — Padre santo, questi sono i maggiori che io vedessi mai. Ove diavolo gli avete voi pescati cosí belli e cosí grossi? — L’oratore, non aspettando che il papa rispondesse, né conoscendo il Proto, dal quale ottimamente era conosciuto, pensò che Proto, perché era gran le e vestito da prelato, ancor che avesse un occhio un poco stralunato, fosse qualche cubiculario apostolico, attesa la domestichezza che vedeva aver col papa, e disse: — Monsignore, io gli ho fatti venire e per parte del signor marchese di Mantova gli ho presentati a nostro signore. — Bene sta — disse il Proto — e mi piace grandemente. Ma egli sono pur molto grossi; io non ne vidi mai di cosí fatti, e pur ho cerco del mondo la parte mia. — Questo è — soggiunse l’oratore — perciò che il nostro buon terreno grasso gli ha prodotti, e noi gli ripiantiamo tre e quattro fiate e gli diamo del letame pur assai e gli innacquiamo. — Tu dici il vero — rispose subito Proto. — Per la fede mia ch’io riconosco ora, ché prima non ti aveva conosciuto. Egli deverebbero esser di quei porri che tu quando stavi a Bologna a studio