Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, II.djvu/326

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NOVELLA 111 323 prima avevano sentito il romore, avendo anco buona pezza preso insiememente amoroso piacere e volendo dopo la durata fatica alquanto riposare per esser poi più gagliardi a la giostra, sen- •endo già la casa piena di sbirri, attesero a fortificar molto ben la porta de la camera ove erano e dinanzi a l'uscio per di dentro vi accostarono forzieri e casse. La donna tutta tremante in un tratto si vesti ed il medesimo fece monsignor lo preposto mettendosi i suoi panni, cioè quelli che la notte soleva portare andando a tener compagnia a la sua cara innamorata, che non prete pareva ma un capitano, andando poi il giorno in abito onorato da ecclesiastico. Guglielmo che a ogni modo deliberato s'era di voler il suo debitor ne le mani, dapoi che in vano ebbe molte stanze ricercate, pervenne a la camera ove erano gli amanti, e non la potendo buonamente aprire, fece con suoi ingegni spezzar la porta, ed avendo le lor lanterne allumate volle che alcuni sergenti dentro entrassero, dopo i quali egli altresi in camera entrò. La donna tutta tremante s’era al letto accostata e quivi amaramente tanta sua disgrazia piangeva. Da l'altra banda mon¬ signor lo proposto che sapeva la cagione che menava il tedesco a quell'ora a casa con i sergenti de la corte, avendo la sua spada in mano ignuda e veggendosi solo tra tanta sbirraglia, elesse per minor male con buone parole da quegli svilupparsi che far altrimenti romore. Conoscendo adunque che quivi le sue forze tra tanti armati non averebbero avuto luogo, fatto buon viso, si fece loro incontro e gli domandò che cosa fosse cotesta e ciò che a cosi straordinaria ora andavano ricercando. A cui subito il tedesco che fermamente credeva lui esser Ambro¬ gio, rispose dicendo: — Che cosa? Al corpo di Cristo, Ambrogio, Ambrogio, tu lo saperai ben tosto e non ti varranno le tue arti. Io ti so dire che già mai pili non m'ingannerai. Tu me n’hai fatta una e sarà la prima e la sezzaia, ché da ora innanzi mi fiderei prima di non so chi che mai più darti una stringa in credenza. Pagami pure, pagami i miei cavalli e poi ti va’ a nascondere ove più t'aggradirà. Tu ti credevi fuggire ed io ti ci ho còlto: a la fé' che altri sa tanto quanto tu. Dammi i miei danari se non vuoi vituperosamente esser menato in prigione. —