Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/17

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14 PARTE SECONDA cerca tórre altrui, di rovinar sé e i figliuoli, certo io mi fo a cre¬ dere che poche vendette si fariano. Ma come s’è detto, il ven¬ dicarsi è cosa tanto dolce e appetibile che inebria ed offusca gli occhi de la mente, di modo che la persona ad altro non rivolge l’animo che a far vendetta, avvengane poi ciò che si voglia. Ora io vo’ narrarvi quanto altamente un nostro gentiluomo genovese si vendicasse e come ne la vittoria moderasse la còlerà. Solevano già i nostri cittadini, come anco al presente fanno, trafficar per tutte le provincie del mondo cosi tra’ fedeli come tra gli infe¬ deli. Avvenne negli anni di nostra salute mille trecento ottanta, poco più o poco meno, che un nostro gentiluomo chiamato Me- guolo de la nobile ed antica schiatta dei Lercari si trovò in Trebisonda, ove negoziando, perciò che era persona molto destra ed avvenevole, entrò in grandissima grazia di quell'imperadore e non sapeva domandar cosa che da lui non ottenesse. Per que¬ sto trafficava con inestimabil utilità in quella provincia e ne l’altre parti, di modo che divenne ricchissimo. E per esser stra¬ niero, era da molti de la corte invidiato. Ma egli attendeva con buona grazia de l’imperadore a fari fatti suoi e non offender persona, anzi dove poteva giovar a chiunque l’opera di lui ricercava, mai non si mostrava stracco. Avvenne che un giorno giocando con un favorito de l’imperadore, di cui era publica voce e fama che da l’imperadore era la notte come moglie adoperato, che Meguolo, perché giuocavano a scacchi, diede scacco matto al giovine. Aveva esso Meguolo pazientemente sopportato mille ingiuriose parole che giocando il giovine gli aveva dette; ma veggendo che finito il giuoco non cessava di dirgli ingiuria, e insuperbito del favor de l’imperadore moltiplicava d'ingiuriarlo, a la presenza di molti cortegiani gli rispose senza còlerà quanto gli pareva che a l’onor suo appartenesse, mostrando sempre nel suo parlar modestia né parola fuor di proposito dicendo, se non quanto era da la conservazione de l’onor suo astretto. Il giovine cortegiano che non sapeva servar modo, ove deveva riconoscersi e non ingiuriar Meguolo, cominciò fieramente più di prima a disprezzarlo e dir non solamente mal di lui, ma vitu¬ perar disonestamente tutta la nazion genovese. A cosi enorme