Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/18

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NOVELLA XIV 15 vituperio, non potendo più Meguolo sopportar 1’insolencia de l’effeminato giovine, gli disse ch’ei mentiva e cacciò mano ad una daga che a lato aveva; ma dai circonstanti fu tenuto e in quello il giovine gli diede un buffettone e subito si ritirò. Di questo atto molto adiratosi Meguolo cosi contra chi l’aveva ingiuriato come contra gli altri cortegiani che impedito l'avevano, essendo uomo molto geloso de l’onor suo e dotato di grandezza e generosità d’animo, deliberò non lasciar questa tanta offesa senza vendetta. E considerato i grandi oblighi che a 1'imperador aveva, andò a parlargli. E narratoli il caso come era successo, lo supplicò che degnasse concedergli che a singoiar battaglia potesse far conoscer al giovine che senza superchieria non era buono per avvicinarsegli a batterlo; che poi, come sperava, castigato quello, era per combatter tutti gli altri ad uno per uno. L’imperadore che amava più che gli occhi suoi il giovine e chiaramente cono¬ sceva che ne lo steccato averebbe voltato le schiene, si sforzò con parole assai mitigar l’ira di Meguolo ed a modo nessuno non gli volle dar licenza di combattere. Sdegnatosi fieramente il nostro genovese, e veggendo che 1’ imperador non faceva contra il giovine dimostrazione alcuna, anzi che lo mandava quando usciva del castello con molti soldati accompagnato, cominciò a dar ordine a le cose sue e levar tutte le robe che ne l’imperio di Trebisonda aveva ed il tutto ridurre a Genova. E non veg¬ gendo modo alcuno, per la solenne guardia che i nemici suoi facevano, di poter prender vendetta di nessun di loro, e cadu¬ togli in mente di che maniera deveva governarsi, parlato a l’im- peradore senza mostrar segno de lo sdegno che ne l’animo aveva, allegando alcune sue ragioni gli chiese licenza di ritornar a ri¬ veder la patria per qualche tempo. L’imperadure che altro non ricercava che la salvezza del suo Ganimede, e tuttavia gli pa¬ reva vederselo a brano a brano da Meguolo smembrare innanzi agli occhi, gli diede graziosamente licenza usandogli molte buone parole, perciò che in effetto egli amava Meguolo, ma troppo più aveva caro il giovine cortegiano. Montò in nave Meguolo col resto dei suoi beni e con prospera fortuna arrivò a Genova. Quivi amorevolmente ricevuto da parenti ed amici,