Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/238

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NOVELLA XXXIV 235 repudio pretendeva. Ma il papa, non ritrovando il repudio giu¬ ridicamente fatto, non lo volle confermare; il perché il cardinale Eboracense venne in disgrazia del re e fu licenziato da la corte. Partito che fu di corte, il cardinali diminuì la sua famiglia, tenendo picciolo numero di gente appo sé, ed ogni di più sì alleg¬ geriva dì servidori. Il re, ricordatosi del Cremonello che già tanto gli sodisfaceva, lo fece domandare e gli disse: — Cremonello, come tu vedi, il cardinale s’è ritirato e non ha più bisogno di tanti servidori come teneva quando maneggiava le cose del mio regno, e tu ora sei scioperato, non avendo che negoziar per lui. Mi vuoi tu servire? — Signore — rispose egli, — io ho servito il cardinale sempre fedelissimamente ed il medesimo farò anco voi, se degnate volervi servir di me. — Or sta bene — disse il re; — cosi vo’ che tu faccia, perciò che tale è la speranza che ho dei fatti tuoi. — Con questo il re lo fece suo principal segre¬ tario, prevalendosi di lui nei più importanti bisogni che occor¬ revano, nei quali egli si bene si diportò che il re gli diede in guardia il suo suggello privato, di maniera che pochi nel regno erano che appo il re quello potessero che poteva il Cremonello, perché al parer del re egli valeva tutti quelli che in corte erano. Ora perciò che non pareva a quella ceca de la Fortuna aver fatto assai d’aver levato dal basso de la terra il Cremonello e levatolo in alto a tanta grandezza, volle anco alzarlo molto più e fece che il re lo creò contestabile del regno, degnità suprema ed a la quale nessun’altra dopo il re s’agguaglia. Fatto che fu contestabile, il re tutto il governo del regno in mano gli diede, di modo che il Cremonello venne in tanta altezza che era cosa incredibile. Cresciuto ch'egli fu a tanta grandezza, si scoperse nemico a spada tratta di tutta quanta la nobiltà de l’isola, ed ove poteva a qualche gentiluomo nuocere, non mancava, e se il re alcuno ne pigliava in odio, egli aggiungeva stipa al fuoco. In quei di il re si deliberò, vivendo ancora Caterina di Spagna sua moglie, prenderne per ogni modo un’altra, e non possendo per via alcuna impetrar la dispensa dal papa, si dispensò da se stesso. Onde nacquero disordini infiniti in quel reame e del tutto si smembrò da la catolica santa madre Chiesa romana, di