Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/237

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


234 PARTE SECONDA colui che assai pratico n’era, il giovine molto accomodatamente al tutto sodisfece dicendogli: — Io mi chiamo Tomaso Cremo- nello, figliuolo d’un povero cimatore di panni, che fuggendo da mio padre son venuto in Italia col campo dei francesi che è stato rotto al Garigliano, e stavo con un fante a piedi, portandoli dietro la picca. — Il Frescobaldo lo menò in casa molto domesti¬ camente e quivi alcuni di se lo tenne ,per amor de la nazione inglese, da la quale egli aveva ricevuti di molti piaceri; lo trattò umanamente, lo vesti e, quando volse partirsi per ritornar ne la patria, gli diede sedici ducati d'oro in oro fiorentini ed un buon ronzino. Il giovine veggendosi esser stato messo in arnese si bene, rese al Frescobaldo quelle grazie che seppe le maggiori, se n’andò ne l’isola a casa. Egli, come è ottimo costume di quasi tutti gli oltramontani, sapeva leggere e scriveva al modo d’inglesi molto accomodatamente. Era poi giovine di grandis¬ simo spirito, avveduto, pronto ai partiti e che si sapeva ottima¬ mente con gli altrui voleri accomodare, sapendo, quando gli pareva esser a proposito, dissimular le sue passioni meglio che uomo del mondo: era poi quello che sopportava pazientemente tutte le fatiche corporali. Di modo che essendosi acconcio per consegliero col cardinale Eboracense, prelato di grandissima autorità, in poco tempo appo quello crebbe in ottima riputazione e da lui era molto adoperato in tutti i maneggi. Era alora il cardinale in grandissimo credito appo il re inglese e governava tutta l’isola, tenendo una corte cosi grande e di tanta nobiltà che sarebbe bastato a un potentissimo prencipe. Onde avvenne che il cardinale mandò più volte il Cremonello a parlar al re di affari di grandissima importanza, e sempre il Cremonello fece si bene l’ufficio suo e si seppesi adattare ne la domesti¬ chezza del re, che egli cominciò a fargli buon viso, parendogli che fosse uomo da governar ogni grandissimo maneggio. Aveva alora il re col conseglio del cardinale repudiata Caterina sua moglie, figliuola di Ferrando catolico re de le Spagne e sorella de la madre di Carlo d’Austria imperador romano, con speranza che il papa devesse confermar il libello del dato repudio e separar il matrimonio loro, per quelle ragioni che il re al detto