Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/69

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65 parti; seconda di giacersi teco e, tu noi consentendo, minacciava con un servo a lato vituperosamente ammazzarti? Averebbe egli come figliuolo di re, per la giovinezza che in lui fiorisce, con lusin¬ ghevoli carezze qualunque altra donna resa a' suoi disonesti appetiti pieghevole; ma il tuo casto e generoso petto so io che con qual si voglia arte non ha potuto a’ suoi illeciti piaceri ri¬ volger già mai. Egli solo, ben che seco in letto tu fussi, è stato quello che sceleratamente l’adulterio ha commesso e solo il pec¬ cato commesso; Tu come donna a 1’ improviso còlta, il corpo ne le forze del nemico sforzatamele hai lasciato, ma l’invitta mente libera e casta in tuo arbitrio riservasti. Il perché se tu gloria acquistar brami, qual maggior gloria esser ti può che sapersi che ad un giovine fervidamente amante e lascivamente i suoi appetiti saziante, non donna viva ed amorosa sommessa ti sei, ma di modo egli t’abbia avuto come se una rigida e marmorea statua ne le braccia tenuto avesse? Ché molte donne ancora che sforzate siano, nondimeno sentendo i soavi e pien di succo baci, gustando la dolcezza dei dolci abbracciamenti, e mosse da la lascivia di molti atti che si fanno, lasciata la prima durezza, a poco a poco dal diletto sensitivo piegate, volontariamente poi agli sfrenati ap¬ petiti consentono. Arrogi a questo, Lucrezia mia, che a l’adultero consentito non hai per téma del morire, ma per schifar infamia, perciò che alora il corpo solo a l’assassino lasciasti quando egli di metterti a canto nel letto uno svenato servo ti minacciò. Il padre tuo ed io d’ogni colpa ti assolviamo e liberamente giudichiamo che innocente sei. Né il padre tuo ed io soli pronun¬ ziamo questa sentenza, ma Bruto e Valerio e tutti i propinqui nostri il medesimo affermano, pregandoti che la vita conservi mentre che ella è degna d’esser conservata. Ché nel vero, se tu di te stessa micidiale diverrai, non solamente il giudizio nostro parrà che tu falso stimi, ma la colpa che in te non è, che tu schifar sommamente disii, farai che ciascuno pensi che in te sia, e cosi colpevole sarai stimata. Ma dimmi per i dèi immortali : chi sarà che te innocente reputi, se tu, Lucrezia mia, te stessa nocente e consapevole fai e con supplicio mortale con¬ danni? Se adunque vuoi quella esser tenuta che sei e che il