Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/98

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NOVELLA XXII 95 sono. Per questo qui venuta sono a manifestarti il mio disire, a ciò che una de le due cose ne segua, cioè o che io viva tua o ch’io mora. Ne la tua mano adunque sta la vita e la morte mia. — E dicendo questo lasciò cader un nembo di lacrime, e da’ singhiozzi impedita si tacque. Mentre che la donna parlò, il marchese stette cheto ad udirla e mille e mille pensieri tra sé fece. Egli la vedeva più vaga che mai, / il dolore in lei accresceva beltà e grazia, di modo che reggendola disposta a far tutto quello che egli comandarebbe, si senti destar il con¬ cupiscibile appetito, che gli persuadeva che egli, compiacendole, di lei prendesse amoroso piacere e con buona risposta e ordine d’esser insieme la mandasse consolata. Ma più in lui puoté la ragione che il senso. Onde, poi che vide che impedita dal piangere nulla più diceva, in questo modo le rese la risposta: — Non poco, signora Lionora, del tuo venir a parlar meco meravigliato mi sono, e quanto più sovra ci penso più me ne maraviglio e a pena, quantunque qui ti veggia, il credo, avendo risguardo al contegno che tanti anni rigidamente meco usasti. Quello che io per il passato feci, essendo fieramente di te innamorato, non accade che mi sia ricordato, perciò che di continovo come in un lucidissimo spec¬ chio lo veggio molto chiaro e meco stesso di me mi vergogno. E se io alora per te arsi ed alsi e se sovente fui vicino a la morte, sanlo questi dui occhi miei che in quel tempo avevano preso qualità di due fontane. Ma ne può anco esser testimonio tutta la città di Napoli, che le mie ardentissime voglie e le ge¬ late paure tante volte vide. Il premio al mio servir si lungo, si penace, si costante e si fedele, come tu con verità hai detto, fu niente. Né io questo attribuii ad ingratitudine che in te fosse, non a durezza o crudeltà, anzi portai sempre ferma openione che a’ colpi d'amore ti dimostrassi rubella per conservar senza macchia il pregio de la tua invitta onestà. Il che, poi che io chiaramente m'avvidi affaticarmi invano, ho io sommamente commendato, e dove di te s’è parlato, accusando molti la tua durezza, io sempre con vere lodi t'ho celebrata come una de le più caste e pudiche donne del mondo. Che novamente mò, per le lodi che il signor tuo marito di me predica, tu ti sia