Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, III.djvu/97

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94 FARTE SECONDA e trascurata, ora ho aperto gli occhi, cd avvedutami de la mia pazza ostinazione, de le tue singoiar vertù e rarissime doti son divenuta non solamente ammiratrice ma serva, di maniera che senza l’aita tua, senza la grazia e senza l’amore non è possibile che io resti viva. Né creder già, signor mio, che tante spese da te inutilmente per me fatte, tante feste, tanto tempo che perduto hai e tante altre cose quante già per me indarno facesti, mi sia smenticata, né che altresì abbia dopo le spalle gettata la mia crudeltà, l'ingratitudine e la poca stima che di te ho fatto, perciò che tutte queste cose ho io dinanzi agli occhi de la mente mia, che mi sono di continovo un mordace verme intorno al core, onde tanta pena ne ricevo che il morire sarebbe assai minore. Pertanto io ti confesso il mio gravissimo errore e umilmente perdono te ne chieggio, e ti supplico che per umil serva degni accettarmi, ché per l’avvenire ad ogni tua voglia ubidientissima mi troverai, rimettendo io ne le tue mani l'anima e la vita mia. E qual maggior ventura può egli l’uomo avere che vedersi il nemico suo prostrato dinanzi ai piedi gridante mercé? Questo ora vedi tu, signor mio, perciò che la tua buona sorte vuole che quanto contra te commisi già mai, ora con doppia pena io paghi. Se questi miei che in chiesa sono non mi ve¬ dessero, io mi gettarei a terra e gridando misericordia ti basciarei mille volte i piedi. Eccomi adunque qui tutta tua: fa’ di me ciò che pili t’aggrada. Se per vendetta de le passate tue fatiche brami ch’io mora, dammi con quella spada che cinta porti, di tua mano la morte, ché ad ogni modo, se io non ho la grazia tua, vivi sicuro che in breve la mia vita finirà. Ma se favilla del mal guiderdonato tuo amore che già mi portasti ancor in petto porti, se tu quel magnanimo prencipe sei che tutto questo regno grida, degnati aver di me pietà. E se forse saper desideri come sia nasciuta questa mia subita mutazione ed onde creato questo mio ferventissimo amore verso te, io lo ti dirò. Il mio marito, che più di sé t'ama e che tanto t’è ubligato, questi di mi fece una pre¬ dica de le tue lodi, e tanto ti commendò che gli occhi miei, che accecati erano, alora s’apersero, onde cosi fervidamente di te mi accesi e si mi sentii divenir tua che più in poter mio non