Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/12

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NOVELLA XLVI 9 grandi come piccioli, che in quel perigliosissimo conflitto si tro¬ varono, con una voce gridano che voi con la sanguinolenta e fulminea spada in mano a tutto Pessercito, cosi imperiale come nemico, deste manifesto segno de la strage ed occisione che degli avversari con la invitta vostra destra animosamente faceste. Onde P imperador augusto, giudicioso essaminatore de le vertù di ciascuno, mosso da vero vostro valore e da la disciplina militare che in quel fatto d’arme mostraste, v’armò negli occhi di tutto quello invitto essercito cavaliero di san Giorgio. E questo è il vero titolo de l’onore che agli aurati cavalieri meritamente si dona. Ma che dirò io di quella salda speme che nei cori di tutta Germania la vostra incomparabile creanza ha piantata e mandate le radici fin nel profondo, e di quella generale e ferma openione che tutto il mondo di tante vostre rare doti ha con¬ cetto? E quale è colui che una volta, o Dio buono! vi veggia, vi parli, vi senta ragionare e consideri le regolate azioni vostre, conosca la modestia, la umanità, la bontà, la mansuetudine senza fuco o simulazione veruna, tutta pura, tutta candida e tutta nativa e vostra propria, e quanto moderatamente i sog¬ getti a voi popoli governate, quanto séte giusto, quanto clemente, e come in ogni azion vostra cosi grave come onestamente pia¬ cevole vi mostrate degno di lode, — chi sarà, dico, che servo non vi rimanga, legato da le dolcissime e adamantine catene de la vostra infinita cortesia e tante altre carissime doti che in voi di continovo germogliano e si fanno maggiori? Certo, che io mi creda, nessuno. Ma io mi lascio trasportare dal valor de la vertù vostra a dir ciò che se Marco Tullio o Demostene, chiari lumi de la eloquenza cosi greca come latina, vivessero, senza dubio confesseriano, che ogni dotta e facondissima lingua, volendo dire quanto è il devere, resteria muta. Mi si perdoni adunque da la clemenza che in voi come rubino in oro fiam¬ meggia, che io sia stato oso di tanta e si reai vostra altezza ragionare, se a par del vero non arrivo. E chi può de le di¬ vine cose a bastanza parlare? chi può quanto sia lo splendor del sole e come riluca dimostrare? Serenissimo re, chi potrà la rena del mare e le stelle del cielo quando è pili sereno