Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/130

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NOVELLA I 127 tu mi dessi la fede tua per pegno. Che mi rispondi tu? — Non ti metter ora, moglie mia cara — rispose il marito, — nel capo questa fantasia di morire; ma fa' buon animo, ché io spero che tu guarirai. Nondimeno e ora e sempre t’impegno la fede mia che tu mai non mi chiederai cosa che sia in mio arbitrio, che io, per quanto si stenderanno le forze mie, non essequisca. Chiedi pur liberamente tutto quello che ti pare che da me adempir si possa, ché mai indarno non chiederai, perciò che io vorrei col sangue mio sodisfarti. — Io ti prego — disse ella — che dopo che io sarò morta, che certamente sarà in breve, questa cassa che è qui dinanzi tu faccia meco ne la medesima sepoltura porre ove io sarò sepellita. In quella sono le mie cosette e certe novellucce che montano nulla, che non varrebbero però dieci fiorini, che a te fia di poco danno e a me sarà di gran¬ dissima contentezza cagione. Ella è chiavata, né altro accade se non farla portar meco quando io sarò a la sepoltura portata. Se questa grazia mi fai, io morrò contentissima. — Il marito, che nel vero sommamente amava la moglie, le promise giurando che in questo e in ogn'altra cosa che fosse in suo potere le com¬ piacerebbe, non si potendo imaginare che in quella cassa fosse cosa di momento, ma che ella le averebbe posto dentro qualche suo abbigliamento ed altre cosette donnesche che forse non voleva che fossero vedute. Ma che diremo noi di Pandolfo, che chiuso dentro la cassa ogni cosa aveva puntalmente sen¬ tita? Quanto è vero quello che communemente si dice: beato esser colui che di saggia donna innamorato si truova, e vera¬ mente colui esser infelicissimo che in donna sciocca e di poca levatura s’abbatte! Stava lo sfortunato amante tra l’incude e'1 martello: con ciò sia che, tacendo, si vedeva vivo esser sepel- lito senza speme d'aita; e scoprendosi, era certissimo che a brano a brano sarebbe stato smembrato, essendo de la fazione contraria a quella del marito de la donna, oltra questa nuova ingiuria d'averlo fatto cittadino di Corneto. Egli tra sé pensò mille cose, e non sapendo imaginarsi argomento di poter vivo scampare, poi che come il topo si vide ne la trappola preso, deliberò per minor male pazientemente in quella cassa morire.