Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/129

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126 PARTE TERZA la quale di subito avvisò gli amanti e andò incontro al padrone per tenerlo a parole e dar tempo a Pandolfo che potesse per la solita via di casa uscire, avendo ella lasciata la porta aperta, de la quale di già la padrona aveva fatto far le chiavi, simili a quelle che il padrone teneva. Come gli amanti udirono che il marito veniva, Pandolfo voleva di camera uscire e, come era consueto, partirsi; ma la donna, che vedeva il tutto succedere secondo che ella s'era imaginata, lo pregò che ne la cassa s'ap¬ piattasse, a ciò che quando il marito se ne fosse andato potes¬ sero anco insieme ragionare. Egli, che troppo volentieri seco ragionava, entrò ne la cassa, che da se stessa, come il coperchio fu giù, si chiuse. Il marito venne di sopra, avendo prima da la fante inteso che la madonna aveva assai quietamente riposato. Entrato che fu in camera, andò al letto e domandò la moglie come si sentiva. Ella gli rispose che ancora che fosse alquanto riposata, che nondimeno credeva che oggimai poco più vive- rebbe, perché si sentiva tuttavia mancare. Il marito la confor¬ tava, dicendole che facesse buon animo e che era otdmo segno l'aver quietamente riposato, e molte parole le disse sforzandosi di confortarla quanto più poteva. Fra questo mezzo la fante, credendo Pandolfo essersi di già partito, andò a chiavar destra¬ mente la porta de la casa e poi di sopra se ne venne ove il marito e la moglie ragionavano; a la quale disse la padrona che fuor di camera aspettasse. Fatto questo, la moglie cosi al marito disse: — Marito mio caro e da me senza fine amato, io sono, come tu puoi vedere, giunta a l’ultimo passo de la vita mia, al quale conviene che per tempo o tardi ciascuno arrivi, non avendo nessuno privilegio da Dio di restare perpetuamente in vita. Questi pochi anni che teco stata sono, sempre m'è pa- ruto conoscere che tu ferventemente amata mi hai e ti sei di continovo ingegnato di compiacermi, perciò che tutto quello che io da te ho voluto m’è stato liberamente concesso, né mai cosa che io chiedessi mi fu negata. Il perché in questa mia ultima partita giovami credere che il simile da te mi sarà fatto. Per questo con maggior ardire ti voglio chieder una grazia e cara¬ mente pregarti che tu me la voglia fare. E di questo vorrei che