Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/178

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NOVELLA VII ■75 l’uno e l'altra quel carnai diletto che tanto in amor si ricerca. Ad Arnolfo pareva d’aver il paradiso in questa vita, e quanto più la sua amante godeva tanto più di goderla bramava. Ma avvenne che una ciambrera di casa, giovane assai appariscente, s’avvide dei congiungimenti degli amanti e minacciò loro d’av- visarne il messere. La giovanetta, smarrita, tanto pregò la ciam¬ brera che la pacificò, con questo però: che ella voleva esser partecipe degli abbracciamenti del fiandrese. A questo mal vo¬ lentieri la giovanetta s’accordava, parendole troppo duro e strano che un’altra devesse goder il suo amante. Nondimeno a ciò che la ciambrera tacesse, fu contenta, ed ella medesima portò i polli al suo Arnolfo e gli persuase che si contentasse di far di sé copia a la ciambrera, a ciò che non rivelasse al padre ciò che facevano. Arnolfo, per cambiar vivanda e restar sicuro di non esser dicelato, vi s’accordò e cominciò con la ciambrera a giuocar a le braccia e mettersela sotto. E cosi, vicendevolmente or que¬ sta or quella godendo, si dava il meglior tempo del mondo. Ma mentre che indiscretamente trescavano insieme, la vecchia de la cucina, brutta, unta e sdentata, s’avvide degli amori loro. Onde a far che tacesse fu necessario, parte con lusinghe e ca¬ rezze de le due donne e parte col corno d’Arnolfo, d’acquetarla. E cosi Arnolfo in poco di tempo si trovò due papere ed un'oca avere, a cui dava beccare. Ma se piacere con le due papere aveva, eragli un grandissimo cordoglio a mischiarsi con l'oca vecchia, e faceva il peccato e la penitenza insieme. Ora quando Arnolfo era in un mare di gioia e li pareva toccar col dito il cielo, la figliuola del padrone ingravidò; del che accortasi la madre, lo disse al marito. Tutti dui colsero la figliuola a 1’im¬ proviso, la quale, piangendo, non seppe negare il suo fallo e l’onestava con dire che Arnolfo era gentiluomo e ricco e che le aveva promesso di sposarla. Fu subito fatto pigliar Arnolfo e dato in mano de la giustizia, il quale confessò non saper chi fossero i suoi parenti e che per venir al suo intento s’era finto esser di nobil legnaggio; onde fu condannato a perder la testa. E non molto dopo su la piazza di Bruggia publicamente gli fu mózzo il capo. \