Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/225

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222 PARTE TERZA ad alta voce: — Me non prenderete già voi ! — E scotendo for¬ temente il lenzuolo, saltò fuori de la bara, urlando e facendo le più contrafatte voci e spaventose del mondo; il che mise in volta tutto il popolo, e dei preti e frati ciascuno fuggiva. Le croci andarono tutte per terra. Veggendo Bigolino che ciascuno pa¬ gava di calcagni e che le smarrite donne gridavano misericordia, si ravviluppò il suo lenzuolo a torno e, presa in mano una de le croci cadute, cominciò a far il verso di messer l'asino e tre¬ scare dietro a quelli che fuggivano; di maniera che i primi fuggiti di chiesa, e che alquanto d’animo avevano ripreso, s’accorsero che questa era una de le truffe di Bigolino, e il tutto si risolse in ridere. Monsignor lo vescovo non tanto si rallegrò de la vita del suo buffone quanto s'attristò de la spesa che fatta aveva. E venendogli Bigolino innanzi, che era da infiniti attorniato, pur sempre col suo lenzuolo a torno, il vescovo gli disse: — Tu me n’hai pur fatta una! vatti con Dio, ché ti so dire ch’ella è stata bella, pazzo da catena che tu sei. — Monsignor mio reverendis¬ simo — rispose alora Bigolino, — perdonatemi, ché voi non l’intendete. Io m’ho voluto mandar il lume innanzi, perciò che so che quando morrò da vero, che forse non ci sarà chi mi allumi una candela, ché tutti non sanno leggere gli scritti di banco. — Ed entrato in altri suoi motti faceti, disse: — Monsi¬ gnore, andiamo a desinare, ché io mi casco di fame. — Tutto il di poi andò per la città con il suo lenzuolo a torno, facendo ridere chiunque l’udiva e vedeva, e il vescovo restò sotto de la spesa fatta, sapendo la cedula esser contrafatta.