Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/229

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226 PARTE TERZA poteva. Ella di rado si lasciava vedere, e le feste la matina a buon’ora andava a la prima messa ad una chiesetta a la casa sua vicina, e subito ritornava a la sua stanza. General costume è di tutte le donne del paese di basciare tutti i forastieri che in casa loro vengono o da chi sono visitate, e domesticamente con ciascuno intertenersi; ma ella tutte queste pratiche fuggiva e sola se ne viveva. Ora avvenne che essendo venuto in Mon- caliero messer Filiberto da Virle, gentiluomo del paese, ch’era soldato molto valente e prode de la sua persona, egli, volendo ritornar a Virle, andò a messa a la chiesa ove era madonna Zilia, la quale veduta e parutagli bella e molto avvenente, domandò chi ella fosse, sentendosi di dentro tutto acceso del suo amore. Ed intendendo i modi che ella teneva, ancora che gli dispiaces¬ sero, non poteva perciò fare che non l’amasse. Egli andò quel giorno a Virle, ove ordinate alcune sue cose, deliberò di tor¬ narsene a Moncalieri che molto non era distante, ed ivi più che poteva dimorarsi e tentar con ogni industria se poteva acquistar l’ainor de la donna. Onde, trovate alcune sue occasioni, con¬ dusse una casa in Moncalieri e quivi abitava, usando ogni di¬ ligenza per veder spesse volte la donna. Ma egli le feste a pena la poteva vedere, e volendo con lei parlare ed entrar in lunghi ragionamenti, ella a le due parole prendeva congedo e a casa se n'andava; del che egli viveva molto mal contento e non si poteva in modo veruno da questo suo amore ritrarre. Ebbe mezzo d’altre donne che le parlarono, le scrisse ed usò il tutto che possibile fosse; ma il tutto era indarno, imperciò che ella stava più dura che uno scoglio in mare, né mai degnò di fargli buona risposta. Il misero amante, non ritrovando compenso alcuno in questo suo amore, né sapendosi da questa impresa levare, e di già perdutone il sonno e appresso il mangiare, infermò assai gra¬ vemente. E non conoscendo i medici il suo male, non gli sa¬ pevano che rimedio dare; di maniera che il povero giovine correva a lunghi passi a la morte senza ritrovar aita. Venne, mentre era in letto, a vederlo un uomo d'arme, che seco aveva gran domestichezza, ed era da Spoleto. A costui narrò messer Filiberto tutto il suo amore e la fiera rigidezza de la sua dura