Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/237

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234 PARTI-: TERZA questo deliberò di prender di lei quel piacere che la fortuna gli metteva innanzi e de la moneta che meritava pagarla. Perciò essendo restati soli in camera e l’uscio di quella di dentro da lei fermato col chiavistello, ella gli disse: — Monsignor mio, non mi conoscete voi? non vedete che io sono la vostra cara Zilia, che già tanto dicevate amare? — Egli accennò che bene la conosceva; ma toccandosi la lingua con il dito, mostrava che non poteva parlare e si stringeva ne le spalle. E dicendoli la donna che l’assolveva dal giuramento e da la promessa fattale e che era venuta a Parigi per far tutto quello che egli le coman¬ dasse, egli altro non faceva se non stringersi ne le spalle e toc¬ carsi la lingua col dito. Madonna Zilia, veggendo questi modi che monsignor Filiberto teneva, era in grandissimo dispiacere; e veggendo che preghiere che facesse nulla giovavano, cominciò amorosamente a basciarlo e fargli tutte le carezze che sapeva, di modo che egli, che era giovine e che pure aveva ardente¬ mente la donna amata, che nel vero era molto bella, si senti destare il concupiscibile appetito e moversi chi forse dormiva. Il perché, cosi a la mutola, egli prese quell’amoroso piacere di lei che tanto aveva desiderato. E cosi molte fiate ne lo spazio dei quindici giorni seco si trastullò amorosamente, ove, ancor che tutte le membra si snodassero, la lingua mai snodare non volle, non gli parendo che un bacio che in Moncalieri dato gli aveva meritasse cosi lunga e grave penitenza. Onde chi volesse narrare i ragionamenti che la donna gli fece e i caldi prieghi che ella gli sporse e le lagrime che sparse per ottenere da lui che parlasse, non se ne verrebbe a capo in tutto oggi. Ora, venuto il termine da lei preso e non volendo monsignor Filiberto parlare, ella conobbe la grandissima sua sciocchezza e presunzione ed insie- memente la crudeltà che al suo amante aveva usata, e si tenne per morta; perciò che, passato il termine prefisso, le fu detto che pagasse i dieci milia franchi o che si confessasse, perché il capo il di seguente le saria tagliato. Fu dunque levata da la stanza di monsignor Filiberto e condutta a le prigioni. La sua dote non era tanta che potesse pagar la pena, onde si dispose al morire. Il che intendendo monsignor Filiberto e parendogli averla