Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/242

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NOVELLA XVIII 239 e gli vinse, di modo che pochissimi de' gepidi restarono vivi e Comondo anco, loro re, fu morto. Alboino, fatto pigliare l’or- ribil teschio di Comondo, del cranio di quello ne fece far una coppa, ne la quale, essendo d'oro guarnita, beveva ai conviti solenni. Si trovò ne la preda ostile, 'tra le donne, Rosimonda figliuola di Comondo, fanciulla oltra ogni credenza bellissima, la quale, veduta da Alboino, fu da lui per moglie sposata, es¬ sendogli poco avanti morta Clodsuinda, sua prima consorte e figliuola di Clotario re di Francia. Essendo adunque chiamato Alboino in Italia, come s’è detto, da Narsete, deliberò di venirvi; e chiamati in sua aita i sassoni, negli anni di nostra salute cin¬ quecento sessanta otto, ai dui d’aprile, parti di Pannonia, che quarantadui anni avevano i longobardi posseduta, e quella agli unni Alboino concesse, con patto che se i longobardi tornavano indietro, riavessero i loro campi. Onde la Pannonia fu chiamata poi Ungaria. Passò Alboino l’Alpi ed entrò in Italia per il paese del Friuli, avendo seco i longobardi le mogli e figliuoli. In quei tempi era la misera Italia disprovista d’arme e di capitani, perché Narsete s’era ritirato a Napoli, privato de l’amministrazione, e in suo luogo era successo Longino, molto a quello ne l’arte militare e nel governo dei popoli inferiore. Il perché Alboino in un tratto s’impadroni del Friuli e di quello fece duca Gisulfo suo nipote, al quale diede molte nobili famiglie longobarde per abitare quei luoghi. Dopoi soggiogò tutto il paese che ora si dice la Marca Trivigiana, eccetto Padova e Monselice; Mantova non puoté prendere. Prese lo stato di Milano e tutta la Liguria, e da Roma e Ravenna in fuori, ove dimorava Longino, e alcune castella nel lito del mare edificate, quasi di tutto il resto si fece signore; di modo che a l’imperadore greco restò solamente una parte del reame di Napoli e alcuni altri pochi luoghi. Era il barbaro re, come s’è detto, crudelissimo e fuor di misura su¬ perbo, presumendo tanto di se stesso che gli pareva, per l’acqui¬ sto si subito di tanto paese fatto, che il dominio non che de l’Italia, ma di tutta Europa non gli devesse poter mancare; onde lasciata la cura de la guerra, si diede a l’ozio e a celebrar conviti. Ritrovandosi adunque tra l’altre volte un giorno in