Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/243

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240 PARTE TERZA Verona, che per lo sito suo molto gli piaceva, ordinò un gran¬ dissimo convito, al quale per sua commessione furono invitati i primi uomini e donne dei longobardi. Attendeva il re Alboino a mangiar bene e ber meglio, invitando questo e quello a far il medesimo, di maniera che per lo superfluo vino divenuto più del solito allegro, per non dire ebro, si fece recare la tazza fatta del capo di Comondo suo suocero; il che subito fu fatto. La fece il barbaro re empire di buon vino, e poi che in mano l’ebbe, co¬ mandò ad uno suo scudiero, che di coppa lo serviva, che a la reina la portasse, dicendo: — To'qui: prendi questa coppa e dàlia a Rosimonda mia moglie e dille che allegramente beva con suo padre. — Sedeva Rosimonda ad un'altra tavola con le donne per ¡scontro al marito, e senti la voce di quello, perciò che assai forte aveva gridato, e d¡ dentro grandemente si con¬ turbò. 11 perché piena d'ira e di mal animo contra il re, ascoltò di quello l'ambasciata. Prese nondimeno la coppa in mano e con nausea e sdegno a la bocca se la pose mostrando di bere, e a lo scudiero, celando quanto più le era possibile la sua mala contentezza, poi la restituì. Non poteva la reina sofferire che il re a la presenza di tutta la nobiltà longobarda le avesse non solamente ricordata la morte del padre, ma per più disprezzarla avesse voluto che bevesse ne la tazza fatta de la testa di quello; onde restò dopo questo, non potendo vincere l'ira, piena cosi di mal animo contra Alboino, che a lei non pareva di poter vivere né mai aver contentezza in questo mondo se di si grande ingiuria altamente non si vendicava, sensibilmente ognora sen¬ tendo che le parole del re di continovo dolore la trafiggevano e come un mordace e rodente verme le radici del core misera¬ mente le rodevano. Ma che! ella, vinta da l'acerbità de la penace e assidua passione che requie alcuna non le concedeva già mai, deliberò tra sé, se bene fosse stata sicura di morire, di far per ogni modo che il marito morisse. Così fermatasi in questo pro¬ ponimento ed altro tutto il di non facendo che farneticare e chimerizzare come si potesse contra il re vendicare, non sapeva imaginarsi modo che le sodisfacesse. E mentre che d’uno in altro pensiero tutto '1 dì con mille ghiribizzi e castella ne l'aria