Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/260

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IL BANDELLO

al gentilissimo messer

domenico campana

detto Strascino


Ancora che quello instinto, che naturalmente è impresso negli animi del piú degli uomini, de l’orrore e téma che s’ha dei corpi morti e degli spiriti, massimamente nel tempo notturno, ove l’oscuritá de le tenebre ed il silenzio fanno la paura maggiore, sia appo le menti bene instituite non picciolo argomento de la immortalitá de l’anime nostre e che ci sia un’altra vita da essere per noi bramata, senza questa, ne la quale ora viviamo anzi pure di continovo a sciolta briglia a la morte corremo; io ora mosso non mi sono a scrivervi per entrar in questi ragionamenti, ma per aver materia di mandarvi questa mia novella, la quale avvenne subito dopo che voi partiste da Milano e ve ne ritornaste a Roma. La novella fu recitata a la presenza de la gentile e vertuosa signora Clara Pusterla, in casa de la quale voi, essendo qui in Milano, foste ben veduto ed accarezzato; perciò che nel vero essa signora Clara, tra le molte e rare sue doti che la fanno mirabile e singolare, ha questo: che festeggia meglio e raccoglie gli stranieri e massimamente i vertuosi, che altra che ci sia. La novella fu narrata dal molto gentile e prode messer Girolamo Screciato Guidone, de la banda del signor Galeazzo Sanseverino gran scudiero di Francia. E perché ne la novella intervengono coSe di spiriti e paure che per téma di quelli s’ebbero, ho io cominciato a dire degli spiriti, e tanto piú che si vede che talora l’imaginazione fa quello che farebbe il vero, come in questa novella intervenne. Ed anco M. Iíandeixo, .Vovelle.