Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/277

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274 PARTE TERZA NOVELLA XXII Ambrogiuolo va per giacersi con la Rosina ed è preso, ed allresi giace con lei quell’istcssa notte. Avendo noi lasciato il tenzionare di quelle cose de le quali per mio giudicio poco fondamento di ragione si può trovare, 10 attenderò la promessa e vi dirò quanto pochi di sono in questa nostra città avvenne, la quale tutto il di ne dà simili parti che a l’improviso nascono. E perché la cosa è troppo fresca e nomando le persone col proprio nome loro potrei di leggero esser cagione di qualche scandalo — e sapete bene eh’ io non vorrei mai dispiacere a persona, se possibile fosse, ma far ser¬ vigio a tutti, — dirò quei nomi che a bocca mi verranno. Bastivi che io narri la cosa come fu; e si, se volete i nomi propri, andate a veder i libri dei parrocchiani che quelli nel battesimo nomina¬ rono. Vi dico adunque che in Milano è uno assai bel giovine che ha molto del buon compagno, il cui mestieri è d’esser berrettaio. Egli è innamorato, già lungo tempo fa, d’una giovane, la quale è molto appariscente, con duo occhi in capo che domandano mille miglia da lontano gli uomini a basciargli e morsicargli. È poi questo loro innamoramento andato tanto innanzi, che spesso si trovano insieme e si dànno il meglior tempo del mondo. 11 giovine, che si chiama Ambrogiuolo, manda sovente a la Rosina — ché cosi la donna si noma — de le « busecche » che si fanno presso a San Giacomo, perché sono più grasse de l’altre, del cervellato fino e de l’offellette, e come può si trova con lei a far collezione e bere de la vernacciuola. Il marito de la Rosina è anch’egli berrettaio e tien un poco de lo scemo anzi che no, ed abita nel borgo di Porta Comense sotto a San Sempliciano, e in quella medesima bottega fa berrette ove anco Ambrogiuolo lavora. E veggendo che Ambrogiuolo domesticamente va in casa sua e spesso ci reca qualche cosetta da mangiare, ne fa me¬ ravigliosa festa né di lui si prende cura alcuna, di maniera che i dui amanti fanno, ogn’ora che vogliono, ciò che loro più ag¬ grada. Ora avvenne una sera che volendo andare Ambrogiuolo