Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/281

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27« PARTE TERZA dismontati molti gentiluomini a rinfrescarsi con soavissimi ed odoriferi melloni e soavi e preziosi vini, messer Antonio Maria Montemerlo, dottor di leggi e negli studi d’umanità molto dotto, disse che non credeva esser dolore uguale al dolore che soffre uno che disprezzato si veggia da la donna che egli ama. E su questo ci narrò in brevi parole un accidente avvenuto al nostro gentilissimo messer Galeazzo da Valle: il quale avendo io scritto ed essendo molti di che di me non v’ ho dato nuova dapoi che a Vinegia eravamo insieme, ve l’ho voluto mandare e sotto il vostro nome darlo fuori. Non vi dirò già che voi debbiate ac¬ cettarlo e leggerlo volentieri, avendo inteso quanto largamente in Vinegia, avendo letta e riletta una mia canzone, quella a la presenza di molti gentiluomini lodaste. Ed ancor che ella non meritasse tante lodi quante le deste, nondimeno a me è molto caro che le cose mie siano lodate da voi, che tra i rimatori di questa età séte dei primi, come le rime vostre fanno piena fede. State sano. NOVELLA XXIII Galeazzo Valle ama una donna e la fa ritrarre, e quella del pittore s'innamora e più non vuol vedere esso Galeazzo. Galeazzo da Valle, cittadino di Vicenza, giovine, come cia¬ scuno di voi, mentre egli in Milano stette, puoté conoscere, molto galante, avendo cerco gran parte di Levante, si ridusse a stare in Vinegia. Egli ha cognizione di cose assai e di tutto parla molto accomodatamente; poi con la lira dice a 1’improviso tanto bene che forse molte cose sue ponno stare a fronte di quelle che alcuni pensatamente scrivono. Ché tra l'altre volte egli in casa de la signora Bianca Lampognana, essendovi il signor Pros¬ pero Colonna, cantò a 1’improviso tutto quello che esso signor Prospero gli impose e disse tanto bene, ora in stanze ora in sonetti ed ora in capitoli, che tutti restarono pieni d’infinito stu¬ pore. Essendo adunque egli in Vinegia ed assai sovente essendo invitato, in casa di quei magnifici gentiluomini, a le feste che si fanno, a cantare a 1’improviso, avvenne che ad un banchetto egli