Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/280

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IL BANDELLO

al magnifico e vertuoso messer

aloise da porto

salute


Dicesi communemente die il regno ed amore non vuol compagnia, come infinite volte per isperienza s’è veduto. E nondimeno, quando a me stesse a dar la sentenza qual sarebbe men male, io, senza piú pensarvi su, direi che ne la signoria si può sofferir compagno, ma non in amore. Questo tutto il di si vede: che ne le cose amorose chi sopporta il rivale è tenuto non uomo ma bestia. Onde ben disse l’ingegnoso poeta che amore è cosa piena di timore sollecito, che è quel gelato verme di gelosia. E se senza rivale quasi per lo continovo si sta in sospetto, pensi ciascuno come si fa quando la téma è con fondamento. Non si può adunque amare senza temere, come nel suo sonetto disse la dotta e nobile signora Camilla Scarampa, che cosí cantò: Amor e gelosia nacquero insieme, e l’uno senza l’altro esser non suole; giudichi pur ciascun, dica chi vuole, ché di buon cor non ama chi non teme. Ora, quando l’uomo che ama si vede da la sua donna abbandonato e non more, questo, vivendo, soffre pene insopportabili, e mentre l’amor dura è peggio che morto. E chi non l’ha provato non cerchi per isperienza di saperlo, ma stia al detto di tanti che provato l’hanno. Ragionandosi adunque di questa materia qui in Milano ne l’amenissimo giardino dei nobili giovini fratelli Dionisio e Tomaso Palleari questa state, ove erano