Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/292

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IL BANDELLO

al magnifico

messer girolamo cittadino


Nel principio che la setta luterana cominciò a germogliare, essendo di brigata molti gentiluomini ne l’ora del merigge in casa del nostro vertuoso signor Lucio Scipione Attellano e di varie cose ragionandosi, furono alcuni che non poco biasimarono Leone decimo pontefice, che nei principi non ci mettesse rimedio, alora che frate Silvestro Prierio maestro del sacro palazzo gli mostrò alcuni punti d’eresia che fra Martino Lutero aveva sparso per l’opera, la quale De le indulgenzie aveva intitolata, perciò che imprudentemente rispose che fra Martino aveva un bellissimo ingegno e che coteste erano invidie fratesche. Ché se alora ci avesse proveduto, era facil cosa la nascente fiamma smorzare, che dapoi ha fatto, con danno irreparabile di tutta la cristianitá, cosí grande incendio. Ora dicendo ciascuno il suo parere, messer Carlo Dugnano, uomo molto attempato e di lunga esperienza: — Figliuoli miei — disse, — di queste eresie, che ora io intendo che sono da’ tedeschi sparse, non incolpate altro che i nostri peccati, volendo il nostro signor Iddio con questo mezzo castigare, come altre volte fece, questa nostra patria di Milano con quei pestiferi ariani. Tuttavia, se mi fosse lecito di dire, io con riverenza direi che l’avarizia e l’ingordigia dei sacerdoti sia quella che in gran parte abbia dato grandissimo fomento a queste diavolarie, e dará vie maggiore se la Chiesa non mette mano a la commenda dei chierici e anco di tutti i cristiani, perché ciascuno ha bisogno in suo grado di castigo. Ma non debbiamo noi altri, lasciato il M. Bandeu.0, Novelle. •9