Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/349

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346 PARTE TERZA poco innanzi caduto. Si vuole adunque maturamente pensare quello che con i suoi padroni si ragiona, e se pur altro modo non ci è, prender l’opportunità e con ogni sommissione, alora che sono soli, dir loro ciò che bisogna. Facendosi adunque l’onorate nozze del signor Giovan Paolo Sforza e de la signora Violante Bentivoglia in Ferrara, in casa del signor Alessandro Bentivoglio padre de la sposa, e ragionandosi di questa materia, il signor Alfonso Caraffa, che, venuto nuovamente di Francia, se ne ritornava a Napoli, disse a questo proposito una breve novelletta, la quale io subito scrissi. E pensando a cui dar la devessi, voi m’occorreste, come cortegiano gentile, piacevole, cortese e modestissimo. E cosi quella vi dono in testimonio de la vostra gentilezza ed altresi de l’amor mio verso voi. State sano. NOVELLA XXXVI Il gran maestro di Francia argutamente riprende il re Lodovico undecimo d'un errore che faceva. Essendo io questi di a la corte di Francia, udii molte fiate ragionar de le maniere e costumi del re Luigi undecimo, e fra alcune parti non troppo lodevoli, che quei signori francesi, che di lui parlavano, dicevano esser state in lui, affermavano come egli fu generalmente nemico di tutti i reali e nobili di Francia, dei quali molti ne fece morire, e che al servizio suo non aveva se non gente vilissima, e che molti ignobili essaltò, dando loro grossissime entrate e gran degnità. Ora tra gli altri che da la feccia de la plebe egli sollevò in alto, fu uno chiamato da tutti il Balva, il quale tanto puoté appresso lui, che secondo il suo parere il re del tutto si governava e tutto quello che il Balva ordinava era subito latto, di modo che il re procurò tanto col papa, che lo fece far cardinale di Santa Chiesa e gli diede più di sessanta mila scudi di benefici in Francia, ben che il povero re ne fosse mal rimeritato, perciò che a lungo andare il Balva gli fu traditore. Ma lasciamo questo e vegniamo a la materia de la quale ora tra voi, signori miei, disputavate, cioè in che modo il cortegiano si deve col suo signor governare, quando