Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/382

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IL BANDELLO

al magnifico signor

annibale attellano

salute


Secondo che al signor Lucio Scipione vostro fratello scrissi non è molto, che i bei motti e gli arguti parlari a tempo detti sono di grandissimo ornamento, cosí anco si può dire che un bell’atto usato a luogo e tempo, ben che paia ingiurioso, sará nondimeno, per qualche sua circonstanza che averá, lodato. Il che mi pare che questi di assai bellamente dimostrasse in una novelletta il nostro gentile e vertuoso signor Giacomo Maria Stampa, il quale la narrò in casa de la signora Barbara Gonzaga contessa di Gaiazzo, essendo quivi a desinare alcuni gentiluomini e gentildonne. E perché a tutti generalmente piacque, io la scrissi, e a voi la mando e dono. Ben vi avvertisco che non la mostriate se non agli amici nostri; perciò che se l’arcifanfalo la vedesse, mi metteria in mala grazia di chi voi cosí bene sapete com’io, e farebbe tanto romore ch’io sarei un’altra volta sforzato mettergli a le spalle madama illustrissima e Mario Equicola, che devete ricordarvi come l’anno passato, essendo in Mantova, lo trattarono. Ed io non vorrei che il pazzarone di dolore se ne morisse, anzi desidero che viva per maggior sua pena, non si potendo ad un maligno invidioso dar maggior castigo che lasciarlo vivere, a ciò veggia l’altrui bene andare ogni di prosperando; il che assai peggio lo tormenta che la morte stessa. State sano.