Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/383

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


380 PARTE TERZA NOVELLA XLII Un atto ancor che incivile può esser commendato secondo il tempo e il luogo e il proposito a che si fa. Chi fosse l’Imperia cortegiana di Roma e quanto ai suoi giorni sia stata bella e senza fine da grandissimi uomini e ricchi amata, credo che la maggior parte di noi o per udita o per vista abbia conosciuto, ché molti qui sono che in Roma a quei tempi erano. Ma tra gli altri, che quella sommamente amarono, fu il signor Angelo dal Bufalo, uomo de la persona valente, umano, gentile e ricchissimo. Egli molti anni in suo poter la tenne e fu da lei ferventissimamente amato, come la fine di lei dimostrò. E perciò che egli è molto liberale e cortese, tenne quella in una casa onoratissimamente apparata, con molti servidori uomini e donne, che ai servigi di quella continovamente attendevano. Era la casa apparata e in modo del tutto provista che qualunque straniero in quella entrava, veduto l’apparato e ordine de’ ser¬ vidori, credeva ch’ivi una prencipessa abitasse. Era tra l’altre cose una sala e una camera e un camerino si pomposamente adornate, che altro non v’era che velluti e broccati e per terra finissimi tapeti. Nel camerino ov’ella si riduceva, quando era da qualche gran personaggio visitata, erano i paramenti, che le mura coprivano, tutti di drappi d’oro riccio sovra riccio, con molti belli e vaghi lavori. Eravi poi una cornice tutta messa a oro ed azzurro oltremarino, maestrevolmente fatta, sovra la quale erano bellissimi vasi di varie e preziose materie formati, con pietre alabastrine, di porfido, di serpentino e di mille altre spezie. Vedevansi poi a torno molti coffani e forzieri riccamente intagliati e tali, che tutti erano di grandissimo prezzo. Si vedeva poi nel mezzo un tavolino, il più bello del mondo, coperto di velluto verde. Quivi sempre era o liuto o cetra con libri di mu¬ sica e altri instrumenti musici. V’erano poi parecchi libretti vol¬ gari e latini riccamente adornati. Ella non mezzanamente si dilettava de le rime volgari, essendole stato in ciò essortatore e come maestro il nostro piacevolissimo messer Domenico