Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/387

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3»4 PARTE TERZA aiutarci a passar quell’ora fastidiosa del caldo. Egli, che è gentile e piacevole, senza farsi troppo pregare disse: — Signori miei, io vi dirò una novella nuovamente a Como avvenuta, la quale, scri¬ vendo io T istorie de la mia patria, secondo che mio fratello inesser Paolo Giovio scrive l’istorie del mondo, m’è quasi venuta voglia di scriverla ne le dette mie istorie. Né ancora so ciò che ne farò. — E cosi senza molto indugio ne narrò il castigo che fu dato a duo preti. Onde, sovvenutomi de la pena che voi deste ad un vostro chierico trasgressore dei vostri comandamenti, scrissi la detta novella, sapendo che molto vi piacerebbe. Quella dunque vi dono e sotto il nome vostro publico, rendendomi certo che sarà impossibile che voi su questa materia non facciate qualche bello epigramma o qualche colta elegia. State sano. NOVELLA XLIII Don Anseimo e don Battista, credendosi giacer con una donna, sono scornati ne la publica piazza di Como. Egli è certissimamente, signori miei, un gran caso che cosi volentieri i preti bandiscono la cruciata a dosso a le femine dei loro popolani, parendo proprio che quello sia da più tenuto che più dei suoi parrocchiani manda a Corneto. Per questo ai giorni nostri sono i preti venuti in molto poca riverenza, che gjà so¬ levano tanto esser rispettati. Né di questo io mi meraviglio, essendoci molti di loro che meritarebbero più tosto guardar i porci per i boschi che stare in chiesa a maneggiar le cose sacre, sapendo molto male leggere e peggio cantare i divini offici, e di quello che leggono nulla o poco intendendo; i quali, come ponno a qualche donna attaccarsi, quella di rado lasciano che non la piglino ai loro appetiti. Altri poi col collo torto infinite ne ingannano, e sotto specie d’esser buoni gabbano il mondo. Che diremo di quelli che, finita di dire la messa, se ne vanno a crapulare ed inebriarsi a la taverna, e tutto il di come pu- blici barattieri se ne stanno con le carte e dadi in mano? Ma e’ mi pare, secondo che io devea dirvi una novella, che io sia salito in pergamo e voglia predicare. Lasciando dunque la cura