Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/402

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NOVELLA XLV 399 coppie di loro vivono. Egli le femine maritò onoratamente e tutti i figliuoli lasciò molto ricchi. Non si sa però già mai che e?li per forza donna alcuna pigliasse. Nondimeno furono l'ami- ehe sue cagione de la sua immatura morte, perciò che per rispetto loro infinite volte chiuse gli occhi a la giustizia, non si curando offender questi e quelli. Ora tra la mandra de le sue femine che teneva, ve n’era una, la quale egli, avendone avuto di molti figliuoli e figliuole, maritò dopoi in un conte di questa città di Milano; la quale faceva lite con un suo parente per levargli buona parte de l'eredità che possedeva, mossa più dal favore che sperava dal duca ottenere che per ragione alcuna che ella avesse ne la detta eredità. Avendo adunque lunga¬ mente contra il suo parente litigato e non potendo secondo l’in¬ tento suo venirne a capo, e sempre col mezzo del favor ducale facendo menar la lite in lungo, per straziar e consumar l'av¬ versario, a ciò che di fastidio a la lite cedesse; e veggendo che in modo nessuno egli non si lentava né smarriva, anzi più di di in di si mostrava fresco e gagliardo; ottenne che con una lettera ducale la causa fu levata di mano ai giudici ordinari e messa in petto di messer Giovan Andrea Cagnuola, dottore, assai giovine alora, che di poco avanti era fatto dottore, e si teneva generalmente appo tutti che fosse uno dei savi dottori del collegio. Si meravigliò molto il Cagnuola che il duca gli avesse si fatta lite commessa, né sapeva invaginarsi altro se non perché era parente di tutti dui i litiganti, che fosse per tal ri¬ spetto fatto commessario. Egli, ancora che giovine, era di tem¬ peratissimi costumi, prudente, dotto e tanto amatore de la giu¬ stizia quanto altro che alora vivesse. Fatto adunque commessario ducale ne la detta lite, ebbe tutte le scritture pertinenti a questa causa da l’una parte e da l’altra, le quali con grandissimo studio, cura e diligenza avendo vedute e considerate, conobbe che la donna v'aveva pochissima ragione e che a gran torto molestava il suo parente. 11 perché, parlato con lei una e due volte, tentò di rimoverla da la sua openione, dimostrandole la poca ragione che ella aveva ne la lite, e che se era sforzato pronunziar la sentenza, che bisognava che contra lei la pronunziasse. La donna,