Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/403

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4oo PARTE TERZA sentendo il parlare del commessario, entrò in una estrema còlerà, con dire che s’era con doni lasciato corrompere dal parente, ma che prowederebbe a' casi suoi e che mal suo grado ei sa¬ rebbe sforzato a dar la sentenza a favor di lei. Onde, parlato col duca e con cinquanta lagrimette fattogli un poco di carezza, l’indusse che, senza pensarvi troppo su, mandò un cameriero a comandare al Cagnuola che, per quanto aveva cara la grazia del duca, desse il di seguente la sentenzia in favore de la donna. Il Cagnuola, avuto cotesto cosi ingiusto comandamento, punto non si sbigottì, ma se n’andò di lungo in castello e, trovato il duca, gli disse: — Signor eccellentissimo, uno dei camerieri vostri m’ha fatto il tal comandamento, al quale io non posso né debbo con onor mio in modo alcuno ubidire, né mi può cader in capo che tale sia l’intenzione vostra. — Andate, an¬ date — rispose il duca, — e fate ciò che noi v’abbiamo coman¬ dato, e non se ne parli più. — A questo il Cagnuola soggiunse: — Ed io, signore, renonzio a la commissione fattami di esser giudice. Voi la commetterete ad altri che faranno il voler vostro. 10 per me noi so né lo posso essequire. — Alora il duca, vinto da la còlerà, comandò che fosse messo in prigione; il che su¬ bito fu fatto. Dapoi, avendogli il duca mandato a parlare e stando il Cagnuola fermo nel suo proposito, gli mandò il ve¬ nerabile padre fra Giacomo da Sesto de l'ordine predicatore a denonziargli che si confessasse, perciò che gli voleva far mozzar 11 capo. Si confessò il Cagnuola e con l’animo suo invitto aspet¬ tava la morte. II duca, non volendo udir persona, ordinò che in castello una sera gli fosse tagliata la testa. Venuto il mani¬ goldo ed apparecchiato il ceppo e la mannara, il Cagnuola al supplicio se n’andava come se fosse ito a nozze. Volle il duca che messer Cecco Simonetta fosse presente a questo fatto; il quale, avendo udita la volontà del suo signore, v’andò. Giunto il Cagnuola ove era il ceppo, s’inginocchiò e con chiara voce disse: — Meglio è morir innocente che viver malfattore. — E con questo mise il petto sovra il ceppo. Alora messer Cecco lo fece levare su e lo condusse al duca, il quale gli disse: — Messer Gian Andrea, voi avete giocato netto, perciò che