Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/42

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IL BANDELLO

al vertuoso

messer marcantonio gavazza

salute


Io mi credeva dopo il ritorno vostro da Roma che voi de- veste venir a star qui con noi alquanti di a ricrearvi un poco e narrarci del modo che in mare capitaste in mano di quei corsari e come poi cosí tosto ne foste liberato; ché in vero voi avete avuto una bellissima grazia ad esser uscito fuor de le mani di quegli infedeli. Del che con voi mi rallegro con tutto il core, dandovi per conseglio che un'altra volta vi guardate d'incappar in cosí mali spiriti, che non basterá né acqua santa né vi varrá il segno de la croce a uscirne fuori. Noi abbiamo fatto un carnevale, secondo l’usanza nostra, assai piacevole in questo nostro luogo di Bassens. Qui capitò, giá molti di sono, messer Filippo Baldo, che veniva di Fiandra per passar in Ispagna, e con noi ha riposato questo verno. Egli è il padre vero de le novelle e sempre n’ha pieno un carnero; e tra molte altre che narrate ci ha, ne narrò una nel giardino, die ci fece molto ridere, la quale io scrissi. Sovvenendomi poi di voi che io desiderava che foste qui, poi che venuto non séte, ho voluto che questa novella sotto il vostro nome con l’altre sue sorelle s’accompagni, a ciò che veggiate, se bene da voi son lontano, che nondimeno di voi e de la cortesia vostra tengo quella memoria che l’amore, che sempre mostrato m’avete, ricerca, e che punto di voi non mi scordo. Cosi potessi io con altra dimostrazione farvi conoscere quanto ch’io v’ami e desideri di farvi cosa grata, a ciò che voi poteste pienamente conoscer l’animo mio! Ma chi fa ciò che può adempie la legge. State sano e non vi scordate