Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/427

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424 l-ARTE TERZA giovine, messer Gian Battista Oddo da Matelica, egli non averia fatto ridere il popolo del modo che a Viterbo fece. Ed avendomi voi mandato che io come la cosa fu da lui narrata scrivessi, non ho voluto mancare d’ubidirvi, e darla fuori sotto il nome vostro, a ciò che nessuno mi presuma riprendere. State sano. NOVELLA XLIX Un predicatore ammaestra un pazzo che quando sarà richiesto gridi: — Pace, pace! — e chiamato, gridò che voleva metter il diavolo in inferno. Non è nessuno che non sappia come ne le città di Romagna, de la Marca e del Patrimonio di San Pietro e là intorno si viva, essendovi quasi di continovo civili discordie, che di rado senza spargimento di gran sangue se ne stanno. Onde, essendo ne la città di Viterbo grandissima dissensione e di già molti essendo stati crudelmente ammazzati e molte case rovinate ed arse, vi capitò un solennissimo predicatore de l’ordine di san Domenico, il quale, intese le civili discordie che quivi erano, s’adoperò pur assai per comporre tra loro la pace; ma egli, come si dice, pestava l’acqua nel mortaio. Dolente adunque oltra modo il buon frate che la pace non si facesse e veggendo che i capi de le parti erano assai più arrabbiati e pieni d’odio e rancore che non erano i popoli, deliberò publicamente predicare del buono de la pace e veder con qualche arte d’indurre il popolo a la con¬ cordia, portando fermissima openione che se il popolo si poteva disponere a la pace, poi di leggero i capi si sarebbero rappa¬ cificati. Era un pazzo in Viterbo, per tutta la città notissimo per le sue pazzie che faceva, che tutte erano in far ridere chi le vedeva, e da tutti si chiamava Marcone. Egli assai sovente nel convento di Santa Maria in Grado si riparava, spazzando talora la chiesa e talora il chiostro, ed il sagrestano gli dava poi del pane e qualche altra cosetta da vivere. Il buon predicatore avendo più volte veduto questo pazzo ed avvertito a le semplicità che faceva, se lo fece menar a la camera e molto accarezzollo e gli diede bene da mangiare e da bere. Ed avendoselo fatto assai domestico, lo ammaestrò più volte di quanto voleva che essendo