Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/439

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436 PARTE TERZA terremo fin che quattro o cinque volte pianga il suo peccato. — Sia quello che vi piace — rispose Guglielmo. — E cosi col ladro in mano la donna se n’andò in camera; ove, tiratosi il tedesco a dosso, rinchiusero il ladro in una oscura ma piacevole, per quello che Guglielmo diceva, prigione, ove tanto il dimenarono, apersero e serrarono, che cinque volte il fecero dolcemente piangere il suo fallo. E parendo a messer Guglielmo che quella fosse prigione dilettevole, disse: — Madonna, sempre che questo ladro vorrete imprigionare, ancora che non vi rubi la cintola, io volentieri Io caccerò in prigione. — Lo avverti la donna che di questo a Tura nulla dicesse, ed ogni volta che agio aveva imprigionava il ladro. Ma lo sciocco non seppe usar la sua buona fortuna, perché un di, avendo tre volte ficcato il ladro in prigione e più del solito essendo allegro e cantando in te¬ desco, gli domandò Tura la cagione di quella tanta allegrezza. Egli, credendo parlar molto bene, ridendo gli manifestò che una prigione che aveva madonna, e il tutto gli scoperse, era cagione de la sua contentezza. Tura, più morto che vivo e forte turbato, lo riprese dicendo: — Io non voleva che tu diventassi bargello ed imprigionassi ladri. Per questo prendi il tuo salario e va' via. — Onde il mandò con Dio. E cosi le venture vanno talora a chi non le sa usare.