Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/450

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


NOVELLA LI I 447 modo egli si narrasse, si scoprirebbe di necessità la persona, io per adesso me ne rimarrò, non volendo a patto nessuno a' suoi parenti, cosi di lei come del marito, recare con mie parole in¬ famia. Bastivi per ora quanto ve n’ho detto. Né sia poi alcuno che presuma biasimare il sesso nostro con dire: — La tale ha fatto e detto. — Biasimi chi vuole la Nanna e la Pippa e chi fa il male, e particolarmente vituperi qual si sia, se cosa ha fatto che meriti biasimo, ma non morda il sesso, ché se Giuda tradì Cristo, non sono per questo tutti gli uomini traditori. Se Mirra e Bibli furono ribalde, non sono l’altre cosi. Il sesso maschile e de le femine è come un orto che fa erbe d’ogni sorte. Quando tu sei nel giar¬ dino, cògli le buone e non dir male de l’orto. Messer Giovanni Boccaccio, perché una donna non lo volle amare, compose il Labirinto, ma pochi ci sono che lo leggano. Deveva dir male di quella e lasciar l’altre. E chi sa che quella donna non avesse cagione di non amarlo? Intendo anco che il mio compatriota, il poeta carmelita, ha fatto una egloga in vituperio de le donne, ove generalmente biasima tutte le donne. Ma sapete ciò che ne dice Mario Equicola segretario di madama di Mantova? Egli afferma che il nostro poeta era innamorato d’una bella giovane e che ella non lo volle amare, onde adirato compose quella maledica egloga. Ma, per dirvi il vero, la buona giovane aveva una gran¬ dissima ragione, perché il poeta — perdonimi la sua poesia — era brutto come il culo e pareva nato dei Baronzi.