Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/466

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NOVELLA LV 463 i predicatori, a ciò che c’ insegnino suso i pergami la buona e dritta via di vivere cristianamente, e che riprendino e vitu¬ perino le operazioni malvagie e che fuor di ragione si fanno. Ma l'insegnar il modo e la via che una perversa e da Dio e dal mondo vietata cosa si faccia, è nel vero ufficio diabolico e consèquentemente meritevole d’eterno biasimo e di vituperio immortale. Egli è pur troppo, miseri noi! la condizione de la debole e fragilissima natura umana inclinata e pronta al vizio, senza che abbia maestri che ce lo insegnino; ove con una gran difficultà e fatica e lunghezza di tempo il bene se le insegna, e tutto il di ci convien tener rinfrescata la memoria del ben operare e con gran pena l’uomo si può tener dritto. Io non posso nel vero se non ammirare, lodare e commendare l’acu¬ tezza de l’ingegno del Macchiavelli; ma desidero in lui un ot¬ timo giudicio e vorrei che fosse stato alquanto più parco e ritenuto e non cosi facile ad insegnar molte cose triste e mal¬ vagie, de le quali molto leggermente se ne poteva e deveva passare, tacendole e non mostrandole altrui, come fa in diversi luoghi. Ora io non voglio già, secondo che egli ha discorso in parte 1’¡storico padovano ed instituito un prencipe, discorrere i suoi Discorsi e meno instituir lui, che non so se viva o sia morto. Ben dirò a proposito di quanto egli ha scritto in quel vigesimo settimo capo del suo primo libro dei Discorsi, che a me non può entrar nel capo né so come sia possibile che uno possa esser onoratamente tristo e far una sceleraggine, che da’ buoni sia reputata onorevole. Meno anco so come Gian Paolo Baglione, che il Macchiavelli noma nel predetto capo fa¬ cinoroso, incesto e publico parricida, devesse esser da uomini di sano giudicio stimato leale, fedele e buono in opprimendo un suo signore del quale era vassallo, e non solamente che gli era signore, ma che era de la santa romana Chiesa capo e sommo pontefice e in terra vicario del nostro Redentore mes- ser Giesu Cristo. Medesimamente, che si poteva di lui dire, se opprimeva e dirubava tanti cardinali, tanti vescovi ed altri prelati ecclesiastici, coi quali nulla aveva che fare? Sarebbe egli stato onoratamente tristo? Invero io mi crederei che non 464 PA