Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/467

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RTE TERZA si possa mai dire che la tristizia sia lodevole e che uno, sia chi si voglia, mentre che è tristo e sgherro ed usa le ribalderie, non si possa dire se non tristo e scelerato, e che egli non meriti se non agre riprensioni, severi gastigamenti e continovo biasimo. Questi tali devriano tutti esser senza rispetto veruno mostrati vi¬ tuperosamente ad ogni gente col dito di mezzo per più loro scorno. Dico col dito di mezzo, ché era manifestissimo segno appo gli antichi, quando volevano mostrar uno scelerato e faci¬ noroso uomo, che, complicando ne la mano tutti gli altri diti, quello di mezzo distendevano, a ciò che ciascuno si guardasse di praticare con quelli che in tal modo erano notati. Insomma io vi conchiudo che non si può esser onoratamente ribaldo. Ben si potrà dire: — Il tale è un eccellente ladro, un perfetto adulatore, un gran ribaldo ed un finissimo ghiotto; — ma non già mai che il nome d’onore se gli possa propriamente aggiungere. Ma io mi sono lasciato trasportare, non so come, contra la consuetudine e natura mia, a riprendere il Macchiavelli ; tuttavia, parendomi aver detto la verità, sia con Dio. Ora, lasciando la cura ad altri di rae- glior ingegno e di più invenzione ed eloquenza che io non sono, che né de l'una né de l’altra faccio professione, di discorrere i Di¬ scorsi macchiavelleschi, vi dirò ciò che da principio mi mosse a parlarvi e vi narrerò una breve novella d’alcuni detti d’un uomo sceleratissimo, il quale, per mio giudicio, mai non si potrebbe chiamar onoratamente scelerato, ma si bene re d’ogni scelerag- ginee ribaldissimo in carmesino di grana ne l’ultimo grado. Credo poi che ser Ciappelletto da Prato non fosse peggior di lui già mai. Erano in una cosa simili, che cosi come pareva a ser Ciappelletto di scherzar con messer Domenedio, a burlarsi di lui, il medesimo faceva costui del quale intendo ragionarvi in questa novella. Erano poi in questo differenti molto, perché ser Ciappelletto, essendo una sentina di vizi, voleva buono e santo esser tenuto, e questi, si come vizioso e ribaldo si conosceva, J voleva per tale da chi seco conversava esser istimato. E gioii vami di credere che si sarebbe riputato a grandissima villani ed ingiuria che altri l’avesse per leale ed uomo da bene cre¬ duto, tanto era egli ne l’abisso profondissimo d’ogni vizio 'M