Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/57

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54 PARTE SECONDA anni almeno, e credo che ci siano poche città che vedute non abbia, ed annotati molti lor costumi. E tra l’altre cose che ci ho trovate, con isperienza ho conosciuta una grandissima cortesia e lealtà in quei mercadanti affricani. Medesimamente è sicuris¬ simo il praticare con i gentiluomini del paese, con ciò sia cosa che per l’ordinario sono buone persone, costumate, e vivono molto civilmente e vestono, a la foggia loro, politamente. Io confessar vi posso d’aver trovato in luoghi assai de l'Affrica vie più d’amo¬ revolezza e carità che — e mi vergogno a dirlo — non ho trovato tra’ cristiani. Essi servano la legge loro maomettana molto meglio che non facciamo noi cristiani la nostra, e sono per lo più gran¬ dissimi elemosinieri e reali osservatori di tutti i contratti che con loro si fanno. E quello che parlo, lo dico per la più parte, perché anco tra loro se ne trovano di giuntatori e tristi, e massimamente chi s’avviene con gli arabi, che per tutto sono dispersi. Ora venendo a quello che narrarvi ho deliberato, vi dico che non molto lunge dal gran regno di Fez è una città che gli affricani chiamano Dubdù, città antica e posta sopra un alto monte che molto è abondevole di freschissimi fonti, clic per la città a commodo e utile degli abitanti discorrono. Di questa città è lungo tempo che ne furono signori alcuni gentiluomini de la casa dei Beni Guertaggien, che fin adesso la possedono. Quando la casa di Marino, che perdette il regno di Fez, fu quasi distrutta, gli arabi fecero ogni sforzo per occupar Dubdù; ma Musè Ibnù Camnù, che ne era signore, valorosamente si diffese, di modo che costrinse gli arabi a far alcune convenzioni e più non offender quella città né altri suoi luoghi. Lasciò Musè dopo la morte signore di Dubdù un suo figliuolo chiamato Acmed, di costumi e di valore al padre assai simile, che in grandissima pace conservò il suo stato insino a la morte. A Acmed successe nel dominio, per non aver figliuoli, un suo cugino nomato Mao- met, giovine invero d'alto core, il quale ne la milizia fu molto eccellente e prode de la sua persona. Acquistò costui molte città e castella ai piè del monte Atlante, verso mezzogiorno, nei con¬ fini di Numidia. Egli adornò pur assai Dubdù di bellissimi edi¬ fici e la ridusse a più civilità di quello che era. Dimostrò tanta