Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/66

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IL BANDELLO

al molto illustre signore

alessandro bentivoglio


Ritornando questi di da visitar il famoso tempio di Nostra Donna di Loreto, passando per Bologna e intendendo la signora vostra nipote, la signora Gostanza Bentivoglia giá moglie del signor conte Lorenzo Strozzo, esservi, andai in compagnia del gentilissimo messer Francesco Elisei a farle riverenza, da la quale fummo graziosamente e cortesemente accolti. Ed essendo qualche di che non ci eravamo veduti, ragionammo assai de le cose di Milano, perché ella curiosamente di molte mi domandò. Mentre che noi ragionavamo, sovravennero alcuni gentiluomini e gentildonne, e lasciando il nostro parlamento, ella con grate accoglienze raccolse ciascuno secondo il grado suo. Essendo poi tutti di brigata in un cerchio assisi, diversamente tra noi si ragionava, secondo che a propòsito a chi parlava veniva. Mi domandò in quello la signora Gostanza a che numero erano le mie novelle. Io le dissi che n’aveva messo insieme assai, ma che ancora non le aveva trascritte. Alora messer Francesco sorridendo disse: — Se io ve ne narro una che non è molto è avvenuta in questa nostra cittá di Bologna, la scriverete voi? — Io dissi di si e che mi farebbe piacer grandissimo, tanto piú che io era certo che egli non la recitarebbe se non fosse bella, conoscendolo uomo ingegnoso e gentilissimo. Egli alora cominciò dicendo: — Poi che non mi pare che altro da ragionare ci sia, non essendo disgrato a la compagnia, io vi narrerò una novella ne la ’quale intervengono molti accidenti, e credo che non vi dispiacerá. — Dissero tutti che egli non poteva far meglio che diportarci buona pezza con una sua novella; onde senza