Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/67

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64 PARTE SECONDA intervallo una ce ne disse, la quale parendomi assai bella, prima che io da Bologna partissi, cosi di grosso l’annotai. Avendola poi a lungo scritta e pensando a cui donar la devessi, voi, signor mio, subito m'occorreste, parendomi che per ogni rispetto la debbia esser vostra. Ella primieramente è avvenuta ne la vostra città di Bologna e in casa di vostra nipote recitata, e chi la recitò sapete quanto v’è affezionato. Io poi che l’ho scritta, per i molti oblighi che v' ho di tanti benefici da voi rice¬ vuti, vi resto debitore non d’una novella ma de la vita stessa. Tale adunque quale ella è vi dono ed al vostro valoroso nome dedico, poi che di maggior cosa onorar non vi posso. State sano. NOVELLA LIV Lione Aquilino con astuzia tanto fa che possiede la donna amata, ove intervengono diversi accidenti. Io spero, signora mia e voi belle madonne, di portarvi buona pezza a cavallo con una mia novella, non ci partendo perciò di qui; ma guardate, se qualche volta io errassi, di non mi dir quello che madonna Oretta disse al cavaliero fiorentino, perché io arrossirei e mi fareste vergognare, e non saperei poi andar né in su né in giù. Dico adunque che in questa nostra città di Bologna non è molto venne a stare un giovine genti¬ luomo di Milano, che si chiama Lione Aquilino, che era, per certo omicidio che fatto aveva in un suo nemico, bandito da quello stato, e condusse due camere in casa d’un nostro cit¬ tadino. E perché egli era buon compagno, come per l’ordinario sono i milanesi che usano di dire: « Che straziato sia il man¬ tello e grasso il piattello », fece in breve amicizia con molti, ma tra gli altri con un Vergilio Tenca da Modena, che era anco egli un buon brigante e che faceva ogni cosa per darsi buon tempo. Era innamorato il Tenca de la Felice ferrarese, la quale stava a posta d’Angelo Romano, che non solo costei ma due e tre altre sempre ne manteneva. Felice volentieri si sarebbe domesticata con il Tenca, ma temeva fortemente Angelo, il