Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1911, IV.djvu/90

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NOVELLA LV »7 che volentieri. Ma chi pone legge ad Amore? Amore, come sai, non solamente gli uomini sforza, ma ai dèi immortali comanda, e quando ei vuole, poco contra lui vale ingegno umano. 11 perché quanto il mio Antioco meriti pietate,- chi noi sa? ché essendo sforzato, egli non può altrimenti fare. Ma il tacere è ben evi¬ dentissimo segno di chiara e rara vertù. Disponi adunque l'animo tuo in aita di mio figliuolo, perciò che io t'avviso che se la vita d’Antioco non amerai, Seleuco sarà insiememente da te odiato. Non può esser egli offeso che io parimente offeso non sia. — Veggendo il sagacissimo medico che l’avviso suo andava com’egli pensato aveva e che Seleuco per salute del figliuolo cosi caldamente lo pregava, per meglio ancora spiar l’animo di quello e la voluntà, in questo modo gli parlò: — E’ si suol dire, signor mio, che l’uomo quando è sano sa dare a l’in¬ fermo ottimo conseglio. Tu non fai se non dire, e vuoi che la mia cara e diletta moglie dia altrui, e di quella mi privi la quale io ferventissimamente amo; e mancando di lei, man¬ carei de la propria vita: se tu la moglie mi levi, mi levi la vita. Ora io non so, signor mio, se Antioco tuo figliuolo fosse de la tua Stratonica innamorato, se tu di lei fossi a lui cosi liberale come pare che tu voglia che io de la mia gli sia. — Vo¬ lessero gli dèi immortali — rispose subito Seleuco — che egli de la mia carissima Stratonica fosse acceso, ché io ti giuro per la riverenza che a la sempre onorata memoria di mio padre An¬ tioco e di mio avo Seleuco porto e per tutti i nostri sacri dèi, che liberamente essa mia, quantunque a me carissima, moglie subito al mio figliuolo darei, di maniera che tutto il mondo conoscerebbe qual debbia esser l’ufficio di buono ed amorevole padre verso tal figliuolo, qual è il mio da me sommamente amato Antioco, il quale, se il giudicio mio non falla, è d’ogni aita dignissimo. Oimè, questa tanta sua bontà che egli dimo¬ stra in celar cosi gagliarda passione come è uno intentissimo affetto d’amore, non è ella degna che ciascuno gli porga soc¬ corso? non merita ella che tutto il mondo abbia di lui pietà? Certamente egli sarebbe bene più che crudel nemico, anzi più che inumano e fiero, chi a tanta moderazione come il mio caro