Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/103

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Crasso e l’altro fratello, suoi carnali nipoti, che contra lui s’erano con grande essercito armati, per levargli l’imperio romano e per seguir la guerra che il padre loro aveva di già cominciata. Onde fece pace con Baldoino e di forestario lo creò conte di Fiandra, investendolo con i suoi discendenti ed assegnandogli la Fiandra per dote di madama Giudit sua figliuola. Per questo Baldoino fece metter insieme molti fiamenghi e gli mandò con il suocero. Il quale, passate l’Alpi, venne in Italia, e su la campagna di Verona fu dai nipoti a battaglia campale vinto, e ne la città nostra di Mantova si ridusse, ove di doglia de la perduta giornata acquistò una grave infermità. Aveva Carlo un medico ebreo, chiamato Sedechia, che seco sempre conduceva, il quale, per danaro corrotto dai nipoti d’esso Carlo, quello in una medicina avvelenò. Onde egli se ne morì. Baldoino udita la morte del suocero, seppe sì bene con Lodovico Balbo suo cognato, che nel regno de la Francia al padre successe, governarsi, che restò de la Fiandra pacifico possessore, e con la sua amata Giudit allegramente lungo tempo visse e di lei ebbe molti figliuoli, la cui genealogia per molti e molti anni è durata. Fu di questa stirpe un altro Baldoino conte di Fiandra, il quale per i buoni costumi e vertù militare, essendo eccellentissimo uomo ne la milizia, negli anni de la nostra salute MCCII fu per elezione di molti prencipi cristiani creato imperadore di Costantinopoli. Cotale adunque fine ebbe l’amor di Baldoino e di Giudit. Chè se forse non era mosso guerra a Carlo sortiva un altro fine; nè perchè l’audacia e temerità sua gli succedesse bene, si deve dedurre in essempio ed arrischiarsi l’uomo a far simili oltraggi al suo signore.


Il Bandello a l’illustrissimo e reverendissimo signore monsignor Pirro Gonzaga cardinale


Se ai tempi nostri, signor mio osservandissimo, s’usasse quella cura e diligenza che appo i romani ed i greci fu lungo tempo usata in scriver tutte le cose che di memoria occorrevano, io porto ferma openione che l’età nostra non sarebbe meno da esser lodata di quelle antiche, le quali tanto gli scrittori lodano e commendano. Chè se vorremo per la pittura e scultura discorrere,