Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/104

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se i nostri pittori e scultori non sono da esser a quei tanto celebrati preposti, gli resteranno almeno uguali. Le buone lettere a’ nostri dì non credo io che punto agli antichi oratori, ai poeti, ai filosofi ed agli altri scrittori così latini come greci debbiano cedere, che a par di loro non possano vedersi. La milizia quando mai fu in maggior pregio che si sia ora? Certamente, se Alessandro il Magno, Pirro, Annibale e Filopemene, Q. Fabio Massimo, i folgori di battaglia Scipioni, Marcello, il magno Pompeio e Cesare, con tanti altri famosi eroi, fossero vivi e vedessero il modo del guerreggiar d’oggidì e ciò che si fa col solfo, salnitro e carbone, resterebbero smarriti e a molti dei nostri capitani cederebbero e vederiano ne’ soldati privati tanto animo, tanta industria e tanto valore quanto nei loro vedessero già mai. Ma il male è che ai nostri tempi non v’è chi si diletti di scriver ciò che a la giornata avviene; onde perdiamo molti belli ed acuti detti, e molti generosi e memorandi fatti restano sepolti nel fondo de l’oscura oblivione. E pure tutto il dì avvengono bellissime cose, che sono degne d’esser a la memoria de la posterità consacrate. Onde per ora ne scieglierò una avvenuta questi anni passati a Gazuolo. Questa istorietta, essendo io venuto a far riverenza al mio valoroso signor Pirro Gonzaga vostro zio, e ragionandosi dei varii casi che avvengano, comandò esso signor Pirro al mio compar da bene messer Gian Matteo Olivo, mezzo cantore, che narrasse. Vi eravate ancor voi presente quando il mio compar la narrò, e diceste che se a’ tempi antichi fosse accaduta, che non meno Giulia da Gazuolo celebrata e cantata si vederebbe di quanto che sia la tanto famosa Lucrezia romana; se non che Giulia fu di troppo basso sangue. Ora mettendo insieme le mie novelle, questa che alora scrissi ho voluto che del vostro signorile e vertuoso nome armata fra l’altre si veggia, a ciò conosciate che io di voi son ricordevole. E come potrei io fare altrimenti, avendomi voi sempre amato e più che a me non si conveniva riverito? Ma io desidero che mi si presti altra occasione che d’una novella a farvi nota la gratitudine de l’animo mio verso di voi, e la sincerità de la mia servitù che a voi e a tutta l’illustrissima casa vostra porto, per i molti piaceri ed onori ricevuti e che tutto il dì ricevo. State sano.

NOVELLA VIII