Pagina:Bandello - Novelle. 2, 1853.djvu/336

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cavalier de l’ordine del re cristianissimo e in Italia suo luogotenente generale, dilettandosi senza fine d’udir l’azioni e pronte risposte di detto re, pregò molti dei capitani e signori che al ragionamento erano presenti, che se v’era alcuno che sapesse qualche bella cosa d’esso re, la volesse dire. Il gentil e valoroso colonnello il signor Lelio Filomarino, confermando ciò che voi detto avevate, narrò appresso una pronta ed arguta risposta che esso re diede a Lodovico, alora duca d’Orliens, suo genero. E ancor che il detto fosse mordace, fu tuttavia dato in tempo ed a proposito. Voi alora mi pregaste che io lo volessi scrivere ed al numero de l’altre mie novelle aggiungere. Il che avendo fatto, ho anco voluto che sotto il nome vostro segnato resti per memoria e testimonio de la mia osservanza verso voi; e ve la mando e dono. State sano.

Il re Lodovico undecimo con arguto risposta morde Lodovico suo genero duca d’Orliens.


Il signor conte di Pontremoli ci ha narrato molte belle cose in commendazione del re Lodovico undecimo, padre di Carlo ottavo, che al tempo di papa Alessandro sesto col braccio del duca di Milano venne in Italia e senza romper lancia prese il regno di Napoli, ben che assai poco, per il tristo governo dei ministri che vi lasciò, lo tenesse. Fu il detto Lodovico re uomo di suo capo, e vivendo il padre, che Carlo settimo si chiamava, venne in discordia seco; e fuggendo fuor del reame di Francia, si condusse in Borgogna, ove da Filippo duca d’essa Borgogna fu graziosamente raccolto, col quale dimorò fin a la morte del padre. Fatto dapoi re di Francia, ebbe assai che fare, e secondo che egli dal padre era fuggito, un suo fratello da lui discordandosi, fu cagione che tutto il reame de la' 'Francia andò sossopra e quasi tutti i baroni di detto regno contra lui rebellarono. Ma tra gli altri che più infesti gli furono, fu Lodovico duca d’Orliens, che fatto re di Francia si chiamò Lodovico decimosecondo. Ora il detto Lodovico undecimo essendo in Parigi dai baroni assediato, e con aiuto di Francesco Sforza, primo di questo nome, duca di Milano, che gli mandò Galeazzo suo primogenito sotto la cura dei conte Gasparo Vimercato, liberato da l’assedio, fece di modo che con ingegno ed arte superò tutti i baroni rubelli, dei quali alcuni fece morire. E per meglio stabilir