Pagina:Bandello - Novelle. 4, 1853.djvu/230

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232 parte quarta

sua scelleraggine impunita, fecero prendere esso Giulio, il quale confessò l’omicidio come era seguito. Onde avendoli fatto scavezzare le braccia, le cosce, le gambe, e rotto il petto, lo tesero in una ruota, ove fra due dì meritamente se ne morì. Ma per ultimare, si può dire che chi ben pensa la fine delle azioni sue, di rado opera male; e chi non ci pensa, vive e muore come una bestia. Onde si può affermare questa nostra vita essere un fluttuante oceano pieno di ogni miseria. Mi piace anco di dirvi che messer Giovanni il Biondo, che tradusse di latino in francese le croniche del Carioue, nelle addizioni sue fa brevemente menzione di questo orrendo caso, nominando Simone Turchi e Geronimo Deodati, acciò non si creda che io solo narri questo esecrabile assassinamento.




IL BANDELLO

AL MAGNIFICO E LEALE MERCATANTE

messer

CARLO FORNARO

genovese


Andai, non è motto, a far riverenza agl’illustrissimi eroi signori miei, il signor Federico Gonzaga di Bozolo e il signor Pirro Gonzaga di Gazuolo suo fratello, die tornavano tutti due alla corte in Francia, e alloggiati erano in casa del molto illustre signore Alfonso Visconti il cavaliere loro cognato. Erano allora detti signori in camera de’ signori figliuoli del signor cavaliere e della signora Antonia Gonzaga; e stavano ad udire il dotto e gentile messer Alfonso Toscano, precettore di essi fanciulli, che loro leggeva in, Valerio Massimo (metta parte, ove tratta della somiglianza degli aspetti di alcuni uomini, che tra loro sono cos’i simili, che con difficoltà si riconosce l’uno dall’altro. Io entrai in camera, e salutati quelli miei signori, dopo le gratissime accoglienze da loro a me fatte, il signor Pirro mi disse: Bandella mio, il precettore diquesti nostri nipoti ha letto che in Roma furono due di aspetto così a Pompeo Magno simili, che a tutti rappresentavano rsso Pompeo: cosa che mi pare meravigliosa. Non è gran meravìglia questa, signor mio, risposi io, perchè degli altri assai ce ne sono: e non e molto che qui in Milano erano due fratelli mercatanti genovesi, Gasparo e Mel-