Pagina:Barrili - Arrigo il Savio, Milano, Treves, 1886.djvu/139

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conquista come la fortuna; bisognerà meritarla.

— Tu, ora, guasti il babbo, Cesare mio! — disse il Manfredi, afferrando la mano del Gonzaga e stringendola fortemente tra le sue. — Non guastare anche la figlia, con le tue lodi soverchie.

— Che lodi! Che soverchi... e che coperchi! Io l'adoro, — replicò il Gonzaga, — e voglio, vedi che bella pretesa! voglio che mi ami, come ama te.

— Mi pare che sia una cosa già fatta; — rispose il Manfredi. — Vedila qua, che ritorna. —

Gabriella appariva in quel punto, classica figura biancheggiante tra il verde delle felci e delle latanie borboniche, con le sue belle guance imporporate dagli ardori della danza. Il ballerino (dobbiamo rendere questo omaggio alla verità) possedeva la sua arte, corrispondeva perfettamente a tutti gli obblighi dell'ufficio. Si poteva non trovar nulla da rispondere ai suoi sciocchi discorsi, ma si doveva aver confidenza in lui, quando incominciava