Pagina:Barrili - Arrigo il Savio, Milano, Treves, 1886.djvu/212

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— Non era lei, perdoni, non era lei che potesse servirgli, in questa circostanza; ero io, suo unico parente, io, vecchio amico del senatore Manfredi. Ed io, pregato, scongiurato, sollecitato da parecchie sue lettere, ho dovuto lasciare il mio dolce èremo delle Carpinete, per venire in Roma, a far la domanda formale.

— Che cosa mi dice! Io casco dalle nuvole. E il nostro Arrigo è innamorato di Gabriella?

— Ne è perdutamente innamorato. E non ha torto, perbacco.

— Lo credo: oh, se lo credo! — esclamò il Castelbianco. — Gabriella diventerà una stupenda signora. Peccato, non aver dieci anni di meno, per farle una corte spietata!

— Ah, ecco, — disse ridendo il Gonzaga. — Ritorna in scena il Don Giovanni, col suo quinto Evangelio?

— Scusi, Gonzaga, è la natura che ripiglia il sopravvento. Son fatto così, e porterò il mio difetto alla tomba. Ma sa che ella mi confonde, con le sue belle notizie? E da