Pagina:Barrili - Arrigo il Savio, Milano, Treves, 1886.djvu/220

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— Sì, mi lasci credere ora che non ha detto il vero! — replicò la contessa. — Ella non è uomo da mentire, signor Gonzaga!

— Ho pure mentito per tutto il tempo che ho dovuto ragionare con lui! — notò egli, sospirando.

— Ma per gli altri, per una donna, e non per sè; — rispose la contessa.

— Non avrebbe certamente gittato là il nome di una fanciulla, se non fosse stato per dire la verità. —

Cesare Gonzaga chinò la fronte e non rispose parola.

— Il suo Arrigo è un infame; — proseguì la contessa. — E non aspettò nemmeno che io, povera donna, lo pregassi di lasciarmi coi miei rimorsi.

E mentre io mi perdevo per lui, egli.... Perchè infine, una donna avrà torto, meriterà il biasimo degli uomini come lei, ma ella è sempre una povera disgraziata, che la passione accieca; mentre l'uomo che accanto a quella donna medita un tradimento, e ordisce freddamente un intrigo per liberarsi da lei, per volgersi ad un'altra, quell'uomo è un vile.