Pagina:Barrili - Arrigo il Savio, Milano, Treves, 1886.djvu/270

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Il giovane non fece parola; ma il suo aspetto disse chiaramente allo zio che egli era stato profondamente colpito.

Cesare Gonzaga, chiamato a dire la sua opinione in una disputa amichevole tra il senatore Manfredi e parecchi colleghi, si allontanò dal nipote, che rimase solo, taciturno e smarrito nel salotto, come un povero forastiero in un paese di cui non sappia la lingua e dove non conosca un'anima.

Quanto rimase là solo? Un bel pezzo, di certo, e senza avere il coraggio di accostarsi al crocchio delle signore. Da principio lo tenevano lontano le guardate feroci di Giovanna; allora, poi, sentiva vergogna di presentarsi a Gabriella Manfredi, alla fanciulla che lo avea rifiutato lì per lì, senza dubitare un istante. Povero amor proprio! In esso ci tocca di soffrire, quando non vive in noi altro sentimento più degno.

Arrigo Valenti avrebbe voluto essere mille miglia lontano; ma non c'era verso di muoversi da quella sala, dove tutti erano seduti a crocchi, e dove il timore che la sua partenza fosse troppo notata, lo teneva inchiodato.